Aprire un cannabis social club in Spagna

Aprire un cannabis social club in Spagna

In questo articolo vi spieghiamo cosa bisogna fare per aprire un Cannabis social club in Spagna. Le regole burocratiche, quelle amministrative e tutte le procedure per arrivare ad avere il proprio club esclusivo. Leggi tutto l'articolo per scoprire i trucchi e i segreti per aprire un cannabis social club, nello specifico vi racconteremo:

  1. Come nascono i cannabis social club?
  2. Com'è possibile?
  3. Coma faccio ad aprire un CSC?

cannabis light

Di tanto in tanto, tutti pensano a quanto sarebbe bello andare via, mettere le cose importanti in qualche scatolone, regalare il resto ad amici e conoscenti, prendere un aereo e cambiare vita. C'è chi pensa a destinazioni esotiche, chi sogna un chiringuito sulla spiaggia e chi invece vorrebbe gestire un impianto sciistico lontano da infradito e costumi da bagno. C'è anche chi sogna di trasferirsi in un posto in cui poter svolgere il lavoro dei proprio sogni: diventare un rivenditore autorizzato di cannabis. 

Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata fantascienza pura. Solo Amsterdam dava la possibilità di vendere legalmente la cannabis in Europa e nella sola città olandese sono già attive 241 licenze di coffee shop. Bisogna dire che l'Olanda non è però il posto migliore dove trasferirsi se si cerca un posto al sole. Il clima è incerto, c'è sempre molto vento e il sole va e viene di continuo. Da qualche anno, anche la Spagna si è aggiunta alla lista dei paesi che permettono la vendita di marijuana, e ha attivato una rete capillare di distribuzione della sostanza attraverso i cosiddetti “cannabis social club”. 


Come nascono i cannabis social club? 

I primi cannabis social club in Spagna sono stati inaugurati nel 2005: sono stati la sfida di ENCOD, European Coalition for Just and Effective Drug Policies. Organizzazione non governativa che aveva l'obiettivo di definire e promuovere lo sviluppo in tutta Europa di un modello regolamentato. Non commerciale e riservato esclusivamente agli adulti di coltivazione collettiva della cannabis.

Cime di cannabis light

La ENCOD vede nei club il miglior modello per la produzione e la distribuzione legale di cannabis. Tra i principi di questi social club, si trovano l’imprescindibile status di organizzazione no-profit e la produzione di cannabis limitata alla quantità necessaria a coprire le esigenze personali dei membri.

I cannabis club sono quindi dei circoli privati, giuridicamente autorizzati ad accogliere i fumatori di cannabis, purché siano soci del circolo. I CSC sono associazioni no-profit regolarmente costituite con uno statuto, un’organizzazione interna e la massima apertura al dialogo con le Autorità


Come è possibile?

Oggi si gode dei frutti del duro lavoro di molte persone, che hanno investito davvero tanto nella battaglia per la legalizzazione della cannabis. 

Nel 1999 la giunta dell’Andalusia, regione all’estremo sud della Spagna, voleva fare un po’ di chiarezza sulla questione Cannabis. Volevano scoprire se, senza infrangere la legge, un medico avesse potuto prescrivere cannabis terapeutica e un privato cittadino avesse potuto coltivarla e consumarla in privato, anche per scopi ricreativi.

Germogli di cannabis

L'incarico di fare chiarezza viene dato a due avvocati dell’istituto Andaluso di Criminologia, professori di diritto penale all’Universitá di Malaga: Juan Muñoz e Susana Soto. Il risultato del loro lavoro è stato pubblicato nel 2001 con il titolo: “Uso terapeutico della Cannabis e creazione di locali per l’acquisizione ed il consumo: fattibilità legale”. Passerà alla storia come “Rapporto Muñoz-Soto”: non è una legge, non è un decreto e nemmeno un parere vincolante. I due avvocati hanno semplicemente analizzato la legge, la Costituzione e le precedenti sentenze del Tribunale Supremo Spagnolo.

Secondo la costituzione spagnola, ciascuno in casa propria può fare quello che gli pare, come estrema forma di tutela della libertà del cittadino. Anche consumare marijuana e persino coltivarla per uso personale. La costituzione, inoltre, difende il diritto dei cittadini di creare associazioni di qualsiasi tipo, purché non vadano contro la legge.

Ricapitolando, qualsiasi cittadino può promuovere la nascita di un’associazione e può coltivare marijuana in casa propria per uso personale. Quindi, se da un lato posso coltivare marijuana, e dall’altro posso associarmi con altre persone, potrò anche associarmi per coltivare marijuana.

I due avvocati Muñoz e Soto hanno scoperto che, in teoria, non era contro la legge creare un’associazione con lo scopo di coltivare e consumare collettivamente la marijuana.


Inoltre, scrivevano gli avvocati, l’associazione ha facoltà di gestire un locale in cui:

  • Dispensare marijuana, ai soli soci dell’associazione;
  • Dispensare marijuana al consumatore non socio solo una piccola quantità, così da non poterla rivendere a scopo di spaccio;
  • Fumare marijuana;
Infiorescenze di cannabis light

I due avvocati aggiungono, inoltre, che é meglio che non ci sia vendita e/o acquisto della sostanza. Insomma, da quel momento la cannabis entra in una zona grigia dove nessuno può più punire i consumatori.

E dal 2001 spuntano letteralmente come funghi club sociali di cannabis in ogni punto della penisola spagnola e delle Isole Baleari e Canarie. Solo in Catalogna sono registrate 400 associazioni cannabiche, delle quali 200 a Barcellona.

All'inizio i club hanno avuto molti problemi con la polizia, ma col tempo la situazione é stata chiarita a suon di sentenze, condanne e assoluzioni.


Come faccio ad aprire un CSC?

Presentazione dell'iniziativa

Il primo passo da compiere è la presentazione della propria iniziativa attraverso una conferenza stampa e/o la pubblica diffusione della notizia. Il modo migliore per farlo è cercare di coinvolgere una personalità nota, per godere di una adeguata visibilità e ridurre il più possibile il rischio di essere perseguiti. 

Sempre nell’ambito della presentazione, è importantissimo sottolineare che l’unico scopo del Cannabis Social Club sia quello di intraprendere la coltivazione per il consumo personale dei soci adulti e per offrire un’alternativa legale, sicura e trasparente al traffico illecito di stupefacenti.

Organi dell'associazione

Poi bisogna pensare alla struttura del CSC. Il primo passo è la proclamazione dell'Assemblea Costitutiva, all'interno della quale devono esserci almeno tre soci fondatori che compongono il CDA: un presidente, un segretario e un tesoriere. Gli statuti, precedentemente redatti, devono essere approvati insieme all'atto costitutivo, che sarà firmato e ratificato da tutti i soci. In esso è specificata anche la denominazione o ragione sociale. Dopodiché, bisogna presentare i documenti al registro della Comunità Autonoma di appartenenza per ufficializzare l'associazione. 

Iscrizione dei soci

Una volta che l'associazione è stata creata, bisogna pensare agli associati. Per aderire occorre essere maggiorenni e compilare una richiesta di iscrizione, che prevede il versamento di una quota associativa, oltre a dichiarare di essere consumatori abituali di cannabis, di voler fare parte dell'associazione e di non avere precedenti penali legati a reati contro la salute pubblica. 

La parte più importante dell'iscrizione è la dichiarazione della previsione di consumo. In essa il socio definisce approssimativamente la quantità di marijuana che consumerà al mese: la somma delle previsioni di consumo dei soci legittima l'associazione a coltivare e a detenere marijuana per il quantitativo complessivo richiesto dai soci.

Produzione

L'associazione deve autoprodurre la cannabis consumata dai propri soci in base alla somma delle previsioni di consumo. I CSC che non dispongono dei mezzi per autoprodurre la propria marijuana ricorrono all'acquisto congiunto; a nome dei soci, il Consiglio di Amministrazione acquista la cannabis da terzi.

L'acquisto congiunto è, così come la produzione, la somma delle previsioni di consumo. La previsione massima di consumo è limitata a 60 grammi al mese per socio. Sia che la marijuana provenga dall'auto-approvvigionamento, sia che provenga dal mercato nero, si dovranno rendere noti ai soci i prezzi di produzione o acquisto con la massima trasparenza. Al tempo stesso, il prezzo finale del prodotto deve essere debitamente giustificato e scorporato. 

Funzionamento

L'associazione non deve diffondere né promuovere il consumo di cannabis, deve garantire un'organizzazione democratica nella quale sia garantita la partecipazione dei soci. Come accade in tutte le associazioni, alcuni soci sono più coinvolti rispetto ad altri, ma tutti devono essere sempre informati sulle assemblee e sulle decisioni. Tutti i collaboratori, anche soci, devono essere contrattualizzati e retribuiti adeguatamente, secondo i termini di legge. 

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