Cannabis e Yoga

Cannabis e Yoga

 

Sempre più persone, anche in occidente, si stanno avvicinando alla pratica dello yoga. Questo per sfruttare fino in fondo gli indubbi benefici che questa antica disciplina originaria dell’India offre ai praticanti. Anche se non tutti sappiamo esattamente in cosa consiste, siamo subito in grado di identificare una persona che fa yoga. Starà allungando e costringendo il corpo in pose difficili da assumere. E ancor più difficili da mantenere, in uno stato di calma apparente.

 

Yoga per la spiritualità

Ma nelle terminologie delle religioni indiane, lo yoga è visto soprattutto come la strada da intraprendere per ottenere la salvezza spirituale. Una pratica che coinvolge il corpo ma anche la mente, e per la quale sono richiesti perseveranza, autocontrollo e concentrazione. Una filosofia che nei secoli ha sviluppato una propria visione anche in materia di etica e teologia.

Indipendentemente dall’altezza degli obiettivi e dai risultati alla portata del praticante, è certo che lo yoga migliora e approfondisce la conoscenza di sé. Dà la consapevolezza dei meccanismi in atto nel nostro corpo e che ne regolano il funzionamento. Il respiro, il battito cardiaco, l’accumulo e la dissipazione del calore. Meccanismi cui durante le normali attività della vita quotidiana non prestiamo particolarmente ascolto (a meno di non essere insegnanti di yoga di professione!).

 

Yoga per il benessere del corpo

Si aggiunga a questo che la ginnastica yoga allunga e rassoda i muscoli, evidenzia i propri errori posturali e aiuta a correggerli. Rilassa la mente e lenisce la tensione, stimola il rilascio di endorfine (i famosi “ormoni della felicità”). Ed ecco spiegato come mai riscuota successo anche fra i meno “mistici” degli occidentali. Insomma: non è necessario comprendere e abbracciare le filosofie religiose indiane: a chi non è interessato alla strada per la salvezza spirituale. Lo yoga offre comunque ottime dritte per la salvezza del corpo.

E in effetti, quando in occidente si parla comunemente di yoga, si intende ormai una serie di attività motorie che spesso hanno poco da spartire con lo yoga tradizionalmente inteso. Attività che uniscono ginnastica del corpo ed esercizi di controllo del respiro, tecniche psicofisiche che uniscono meditazione e rilassamento.

Oltre all’enorme varietà di “lezioni” di yoga (è fortemente sconsigliato l’apprendimento autodidatta), sono nate anche diverse tecniche: modi diversi di ottenere gli stessi benefici. Una di queste è per esempio lo “hot yoga” che, come dice il termine, consiste nel praticare yoga in ambienti al chiuso. Con una temperatura controllata che si aggira sui quaranta gradi e un alto tasso di umidità nell’aria. I vantaggi di questa apparente forma di tortura sono parecchi: sudare e bere è un ottimo detox. Il calore poi protegge i muscoli e li aiuta a distendersi, e stimola l’attività cardiovascolare.

In un’attività fortemente basata sullo stretching il riscaldamento e la distensione dei muscoli sono infatti una condizione imprescindibile per il praticante. Pena strappi, distorsioni o nel migliore dei casi una errata esecuzione delle posizioni e dei movimenti prescritti.

 

Yoga e Cannabis light

Su un altro versante, parallelamente alla diffusione dello yoga, alcuni fautori della cannabis light hanno deciso di tentare un approccio trasversale. Di unire la pratica dello yoga al consumo di cbd. O se vogliamo di mettere insieme due passioni.

Ora: bisogna subito premettere che, in generale l’accoppiata yoga-cannabis non è certo una recente trovata new-age. La cannabis infatti è citata nei Veda (testi sacri dell’Induismo) come una delle cinque piante sacre. E immagini di Śiva che fuma il cilum si trovano ovunque. E’ facile reperire su siti web testimonianze e documentazioni sulle esperienze che praticanti o maestri di yoga hanno avuto sotto l’effetto del thc. Si può osservare brevemente che nel caso di assuntori sporadici di thc, non tutti si sono dimostrati entusiasti dell’accoppiata. Preferendo tenere separate le due cose. La cosa non deve stupire: l’effetto di alcune varietà di cannabis, assunta in grande quantità può essere molto forte. Per alcuni ciò può interferire con la concentrazione necessaria alla pratica yoga.

Il binomio yoga-cannabis può presentare il vantaggio di poter rinunciare agli effetti psicoattivi del thc. Per limitarsi alle note proprietà tipiche dell’olio di Cbd, che sulla carta ben si conciliano con la ricerca dell’introspezione e del rilassamento. Partendo da un punto di vista prettamente fisiologico è noto infatti che per esempio il cbd ha proprietà rilassanti. Lenisce le artriti, è un antinfiammatorio, ma soprattutto costituisce un efficace miorilassante.

 

L'aiuto del Cbd

L’esperienza ha dimostrato come l’assunzione di cbd può aiutare a predisporre i muscoli al successivo allungamento a cui saranno sottoposti, costituendo una sorta di pre-stretching. Preparando il praticante a quella che sarà la parte fisica dello yoga. Qualcosa di non molto diverso dalla funzione (una delle funzioni) del calore controllato nello hot yoga. Con la differenza che fare ginnastica a quaranta gradi centigradi non è accessibile a tutti (possono esserci interferenze con la pressione arteriosa, o può essere inibito a chi segua particolari terapie). Il cbd presente nelle piante di cannabis light non presenta questo inconveniente. Il calo della tensione muscolare favorisce anche un rilassamento mentale, ed ecco che il corpo e anche la mente sono ora pronti per incrociare le gambe sul tappetino.

Inoltre il cbd il principio attivo legale, a differenza del thc, sebbene migliori i cicli del sonno non induce un vero e proprio torpore. Rischio pericolosissimo per un praticante di yoga, che deve rilassarsi ma non dormire. Questa sua peculiarità lo rende un utile coadiuvante dell’introspezione, senza annebbiare la concentrazione.

E’ di questi giorni la notizia: Hemp embassy la prima azienda a Milano che ha avviato corsi di yoga in mezzo a talee di cannabis, tenute dal maestro Davide Oggioni. Oltre dunque all’influenza diretta del cbd sul consumatore cui si accennava, la teoria (confermata) è che la seduta dia frutti migliori se a ospitarla è un ambiente naturale. I maestri hanno notato una maggiore immediatezza dei praticanti nel raggiungere il giusto “stato” per ogni singola fase della lezione (le “asana”: le singole posizioni da assumere via via). Dal canto loro i praticanti asseriscono che anche solo il tipico profumo onnipresente e leggero e la semplice vista delle piante disposte intorno inducono un rilassamento ulteriore. E facilitano la concentrazione e quindi l’immersione nell’esperienza.

Si può aggiungere un’ultima considerazione, legata al concetto di sensibilità, una considerazione che accomuna lo yoga e la cannabis light. Senza entrare nello specifico del funzionamento del sistema endocannabinoide o della differenza fra le due sostanze, ci limitiamo a dire che l’effetto del cbd è certo molto più garbato di quello del thc. Questo effetto va “cercato”, assecondato, ascoltato (ed è un rapporto biunivoco: anche il cbd asseconda più che imporsi). E’ un effetto “fragile”, che quando arriva va protetto o si dissipa. Il consumatore abituale lo sa. E questa condizione di disponibilità, di ascolto e attesa dell’effetto somiglia molto all’attività di disponibilità, ascolto e attesa richiesta dall’esercizio dello yoga.

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