CBD: cos'è e per cosa si utilizza

CBD: cos'è e per cosa si utilizza

Terre di Cannabis presenta una guida dettagliata ma semplice ed esaustiva sul CBD Cannabidiolo, che può essere utile a tutti coloro che sono interessati al mondo della cannabis light.

Ma anche a chi sta cercando sollievo nelle proprietà terapeutiche dei cannabinoidi presenti nelle piante di cannabis sativa e in particolare nel CBD, un principio completamente privo di effetti psicoattivi.

Ecco che cosa vedremo nello specifico: 

  • Perché questa pagina 
  • Che cos'è il CBD
  • Il CBD e le sue derivazioni 
  • Il CBD e il nostro corpo Perché assumere CBD: le proprietà terapeutiche
  • In che modo si assume il CBD (fiori, olio di cbd, cristalli di cbd, e-liquid)
  • Cosa dice la scienza 
  • CBD e THC: differenze
Cbd

Perché questa pagina 

Dopo tanti anni di esperienza nella coltivazione e nella produzione di cannabis legale e la produzione di relativi contenuti, ci siamo resi conto che avevamo bisogno di qualcosa di nuovo. Ormai, gli articoli sui cannabinoidi presenti sul web sono in crescita esponenziale.

Può essere semplice imbattersi in informazioni poco corrette, superficiali, ripetitive o magari difficilmente comprensibili. 

Come coltivatori, produttori e imprenditori di cannabis light, non abbiamo potuto fare a meno di formarci costantemente, tenendoci aggiornati su vari fronti. 

Tra i più importanti temi che hanno interessato la nostra formazione, di certo il dibattito sempre vivo della comunità scientifica riguardo gli effettivi benefici della cannabis terapeutica, il potenziale terapeutico dei cannabinoidi presenti nella cannabis sativa e i migliori metodi biologici per la sua coltivazione.

Ma anche i migliori metodi per assumere e valorizzare il principio attivo contenuto nella pianta di cannabis.                                                                                     

Riteniamo possa essere utile condividere con chi ci legge la nostra esperienza, fornendo solo informazioni derivanti da un’approfondita ricerca, provate sulla nostra pelle o provenienti da fonti più che attendibili. 

Abbiamo scelto di iniziare questo percorso di condivisione con una guida completa ed esaustiva sul CBD (Cannabidiolo) in tutte le sue forme, compreso olio di CBD e cristalli di CBD. 

Ci auguriamo e speriamo che questa guida possa essere utile sia a chi si avvicina per la prima volta alla cannabis light, sia a chi desidera approfondire il tema perché conosce solo il THC (tetraidrocannabinolo), sia a chi potrebbe beneficiare delle proprietà terapeutiche del cannabidiolo.

Che cos'è il Cbd 

Iniziamo dal principio. Il CBD Cannabidiolo è uno dei numerosi fitocannabinoidi presenti in modo del tutto naturale in una qualsiasi pianta di cannabis sativa. La sua sintesi avviene dalla decarbossilazione di un acido cannabidiolico precursore.

Fu scoperto abbastanza tardi, nel 1940. Fino a quel momento, la comunità scientifica si era interessata solo a un altro dei cannabinoidi presenti nella cannabis e ai suoi effetti psicoattivi, il più famoso THC o tetraidrocannabidiolo.

Quello che però stupì del CBD era il suo non provocare alcun effetto psicotropo o psicoattivo, pur avendo in comune con il THC una serie di proprietà benefiche che approfondiremo.

Tra le più importanti la capacità di contrastare i sintomi dell’epilessia (è stato appena approvato un farmaco a base di CBD, ce ne occuperemo diffusamente nei prossimi paragrafi) il dolore cronico, la nausea, l’insonnia e i disturbi dell’umore.

Inoltre, il CBD non ha effetti collaterali e non provoca dipendenza in chi lo assume. Pensarono quindi che certe percentuali di CBD, combinate al THC, potessero essere una ottima base per la cannabis terapeutica e così è stato. 

Qualcuno si è successivamente accorto che il CBD, da solo, poteva costituire un nuovo principio attivo dedicato a chiunque non fosse interessato agli effetti psicoattivi del THC, ma volesse comunque usufruire degli effetti benefici della cannabis sativa.

Nasce più o meno così la cannabis light, dando lavoro a milioni di persone, offrendo una sana alternativa agli abituali consumatori di tabacco o di THC e introducendo al mondo nuovo e naturale della cannabis sativa (senza alcun effetto psicoattivo) tutti quelli che ancora non la conoscevano. 

Il CBD o cannabidiolo è assolutamente legale in Italia e in moltissimi paesi europei. È possibile coltivarlo purché le percentuali di THC presenti nelle piante di cannabis si mantengano tra lo 0,2 e lo 0,6%.

Per quanto riguarda invece il prodotto finale, ossia il CBD che può essere distribuito e regolarmente venduto e acquistato, i livelli di THC devono mantenersi rigorosamente entro lo 0,2%.

Il 19 novembre 2020 la Corte Europea di giustizia si è espressa sul cannabidiolo, chiarendo ufficialmente che si tratta di un principio attivo che non può e non deve essere trattato come una sostanza stupefacente, data la sua totale assenza di effetti psicoattivi e che può circolare in Europa anche se ne autorizzasse il commercio un solo membro.

coltivazione cannabis

Il CBD e le sue derivazioni 

Con la legge 242 del 2016 la cannabis legale è stata finalmente regolamentata. Come abbiamo già accennato il CBD può essere coltivato e distribuito purché vengano rispettati determinati limiti, primo su sui tutti i livelli di THC inferiori allo 0,2%.

Con il diffondersi della cannabis light, in moltissimi hanno iniziato a prendersi cura di almeno una pianta di cannabis. 

Noi di Terre di Cannabis abbiamo, dopo una lunga ricerca, prodotto una serie di varietà di cannabis sativa con diverse percentuali di CBD. La caratteristica principale del nostro modo di coltivare è la totale assenza di pesticidi, metalli pesanti e additivi chimici.

Crediamo sia la prima caratteristica che un consumatore di CBD dovrebbe ricercare, in modo da garantirsi l’assoluta purezza del principio attivo.

La coltivazione è la prima fase di produzione del CBD o cannabidiolo, ecco perché è così fondamentale, dalla qualità della pianta di cannabis e dalle sue percentuali di CBD dipendono tutte le fasi successive.

Ma come e sotto quali forme esiste il CBD?

  • Fiori o infiorescenze di CBD: questa è la prima forma in cui possiamo disporre del nostro principio attivo.

Quando la pianta di cannabis fiorisce, produce diversi fiori resinosi e compatti, che alla fine della fase di fioritura vengono raccolti, puliti da un eccesso di rametti e foglie e messi in commercio.

I fiori contengono alte percentuali di CBD ma sono anche ricche di terpeni, molecole responsabili da un lato di conferire alla cannabis il suo determinato aroma, dall’altro di potenziare o aggiungere proprietà terapeutiche alla varietà di cannabis light in questione.

Assumere CBD tramite il fiore diretto, ci assicura l’effetto entourage, ossia fruire non solo del principio attivo ma anche degli effetti benefici prodotti dalla sua sinergia con i terpeni e con gli altri cannabinoidi presenti nella varietà.

Il fiore, oltre a essere utilizzato nella sua forma originaria, può essere anche alla base di altre lavorazioni: gli estratti al CBD. Si tratta di prodotti ottenuti tramite l’estrazione del principio attivo contenuto nelle infiorescenze. 

Sono due le tipologie di estratti principali, l’olio di CBD o i cristalli di CBD.

  • Olio di CBD: anche l’olio di CBD, come i fiori, prevede l’effetto entourage, contenendo l’intera gamma di cannabinoidi e terpeni presenti nella varietà della pianta di cannabis, seppur abbondando in percentuali di CBD.

Inoltre, l’olio di CBD contiene anche tutte le proprietà nutritive dell’olio conduttore all’interno del quale viene veicolato il principio attivo. Di solito si tratta di olio di canapa certificato, ricco di omega 3 e antiossidanti.

Viene prodotto a partire dell’estrazione del principio attivo, che può avvenire con o senza solvente.

Nel caso di estrazione con solvente (un solvente comune può essere l’alcool) le infiorescenze vengono fatte seccare e macerate nel solvente, il quale viene poi separato dall’estratto finale tramite evaporazione. L’estrazione senza solvente, a base di CO2. Considerato uno dei metodi più efficaci, è anche quello più ecologico dal punto vista delle emissioni.

La CO2 funzionando come un solvente, con l’ausilio del calore, separa il principio attivo dalla materia vegetale. Si tratta di un metodo che non può essere utilizzato senza la giusta attrezzatura e la giusta competenza, ma che dà ottimi risultati.

  • Cristalli di CBD: sono la forma più pura per assumere cannabidiolo e sono la soluzione ideale per chi vuole assumere il principio attivo da solo. 

Il processo di lavorazione dei cristalli di CBD prevede che il principio attivo venga prima estratto in una forma grezza. A questo stadio l’estratto contiene anche i terpeni e tutti gli altri cannabinoidi presenti sulla pianta di cannabis e ha una consistenza gelatinosa che può essere paragonata al miele.

Successivamente viene raffinato più e più volte fino ad ottenere un certo grado di purezza, che può arrivare fino al 99% circa di principio attivo puro e isolato.

Una volta deciso il grado di purezza, può essere avviata la fase di solidificazione, che trasforma il nostro principio attivo in cristalli di CBD, una polverina sottile che assomiglia al sale fino.

È importante inoltre ricordare che, al contrario dei fiori, l’olio di cbd non può essere vaporizzato.

Esiste però l’e-liquid, ossia il liquido che inseriamo nella sigaretta elettronica, un’altra possibile derivazione del CBD, creata appositamente per vaporizzare il CBD anche in quest’altra forma. 

L’e-liquid viene ottenuto sempre a partire dall’estratto ottenuto da piante di cannabis sativa biologiche e certificate, successivamente mescolato con glicerina vegetale e una o al massimo altre due sostanze naturali che ne favoriscano l’evaporazione.

olio cbd

Il cbd e il nostro corpo 

Noi esseri umani abbiamo al nostro interno un sistema che si occupa di regolare le nostre principali funzioni fisiologiche, nello specifico mangiare, dormire, essere capaci di rilassarci, di proteggerci e di dimenticare. 

Questo sistema si chiama sistema endocannabinoide ed è stato scoperto solo dopo il primo studio di ricerca approfondito sugli effetti psicoattivi del THC sul nostro sistema nervoso. 

Era il 1964 e due scienziati di nome Mechoulam e Gaoni, a Israele, stavano studiando il THC e i suoi effetti psicoattivi. Non riuscivano però a capire in che modo effettivamente il principio attivo della pianta di cannabis interagisse a livello molecolare con il nostro cervello.

In particolare, come riuscisse ad alterare la coscienza, contrastare il dolore, stimolare l’appetito e sedare le crisi epilettiche. Non capivano come la cannabis sativa fosse in grado di intervenire sugli spasmi muscolari nei pazienti affetti da sclerosi multipla.

cervello umanoA un certo punto, molti anni dopo, durante uno studio della Scuola di Medicina della St. Luis University, la comunità scientifica si accorse di una cosa molto importante: il nostro sistema nervoso ha dei recettori in grado di rispondere agli stimoli indotti dai fitocannabinoidi presenti sulla pianta di cannabis.

I recettori cannabinoidi sono di due tipi: cb1 e cb2 e sono diffusi in varie aree cerebrali.

  • Il cb1, tra i recettori cannabinoidi, è stato quello inizialmente definito “di tipo centrale” perché individuato durante i primi studi solo nel sistema nervoso centrale. Studi successivi invece, lo identificano ormai da tempo anche nel sistema nervoso periferico. È molto presente nel bulbo olfattivo e in tutti gli organi dedicati al metabolismo adiposo, come il fegato, il pancreas, l’intestino. 

I recettori Cb1 sono estremamente diffusi anche nell’area legata al controllo del comportamento alimentare, ossia il sistema mesolimbico, nel quale viene regolata la gratificazione da cibo e l’equilibrio nella gestione dell’apporto alimentare.

Si trovano anche nelle aree del sistema nervoso deputate a regolare la percezione del dolore e a gestire il modo equilibrato le emozioni e l’umore. 

  • Il recettore cb2 invece è diffuso soprattutto nelle cellule dedicate al sistema immunitario, nelle tonsille, nella milza e anche nel midollo osseo ma è presente anche nel sistema nervoso centrale e in quello periferico.

In generale entrambi i recettori si concentrano in quelle zone che corrispondono ai siti dove vengono evidenziati i principali effetti psicoattivi e/o terapeutici della cannabis sativa. 

Per esempio, l’ippocampo e la corteccia celebrale, responsabili della memoria e delle proprietà cognitive. Nell’ipotalamo dove c’è il sistema mesolimbico di cui parlavamo prima, responsabile oltre che di regolare l’appetito, anche di controllare lo stimolo di gratificazione di sostanze che possono provocare dipendenza.

Anche nell’amigdala, responsabile delle emozioni e del controllo dell’umore e nella sostanza grigia periacqueduttale, legata alla percezione del dolore e alla tensione muscolare.

Ma perché questi due tipi di recettori possono essere intercettati dai fitocannabinoidi (CBD o cannabidiolo oppure THC o tetraidrocannabidiolo)? 

Perché sono già abituati a legarsi normalmente agli endocannabinoidi, ossia dei cannabinoidi prodotti naturalmente dal nostro organismo.

Il primo endocannabinoide fu scoperto nel 1992 da un gruppo di ricercatori (Devane, Hanus, Pertwee e Mechoulam). Fu classificato come AEA, abbreviazione di Anandamide, scelta derivata dalla parola sanscrita Ananda, che significa beatitudine e felicità, perché questa molecola ha a che fare con la regolazione delle nostre emozioni.  

Questa molecola è in grado di legarsi a entrambi i rettori di cannabinoidi, Cb1 e Cb2.

cb1 recettori cannabinoidi

Tre anni dopo, sia lo stesso gruppo di ricerca che alcuni ricercatori giapponesi, scoprirono un altro endocannabinoide, il 2-arachidonilglicerolo, noto come 2-AGAnche questa molecola è in grado di legarsi a entrambi i recettori. 

Il sistema endocannabinoide non è altro che questa rete interattiva tra endocannabinoidi e recettori cannabinodi. Nel nostro organismo svolge attività diverse con l’obiettivo di garantire quella sorta di equilibrio biologico interno che viene chiamato omeostasi

E sono proprio gli endocannabinoidi a garantire questa omeostasi, si occupano per esempio di garantire che l’autofagia delle cellule avvenga normalmente e questo garantisce che restino in vita solo le cellule normali e vengano invece smaltite quelle anomale.

O che la serotonina venga adeguatamente stimolata o che il nostro appetito sia sufficientemente appagato, etc.

Nonostante sia stato scoperto tardi e solo dopo e grazie approfondite ricerche sugli effetti della cannabis sativa sul nostro organismo, il sistema endocannabinoide sembra esistere da sempre nel nostro organismo. Quasi a garanzia della storia evolutiva dell’uomo e non solo dell’uomo.

Tutti i mammiferi hanno un sistema endocannabinoide, indispensabile per regolare tutte le principali funzioni fisiologiche e biologiche che ci consentono di sopravvivere.

Vista la sua importanza, è chiaro, che come sostiene il neurologo Ethan Russo, a lungo studioso di cannabis, che alla base di alcune patologie come la fibromialgia o alcune malattie o infiammazioni a carico dell’apparato intestinale o la più banale frequente emicrania, potrebbe esserci quella che lui chiama “deficienza clinica da endocannabinoidi”.

Si tratta di uno squilibrio interno più o meno lieve, che può derivare da fattori genetici o clinici ma anche da fattori esterni o quotidiani come un’esposizione prolungata allo stress, una condizione di particolare ansia o anche un eccessivo e prolungato sforzo muscolare.

È altrettanto chiaro che un’insufficienza o uno squilibrio da endocannabinoidi può essere sanato dall’assunzione di fitocannabinoidi in grado di svolgere o potenziare la stessa funzione.

cbdPerché assumere CBD 

Innanzitutto, il CBD o cannabidiolo non ha effetti psicoattivi. Per questo motivo può essere tranquillamente utilizzato anche da tutti coloro che desiderano sperimentare le proprietà naturali della cannabis sativa.

Senza la preoccupazione di sentirsi a disagio o di sperimentare ansia, tachicardia o alterazioni cognitive, tipici effetti collaterali del THC.

Il CBD in quanto fitocannabinoide, è in grado di legarsi, proprio come i nostri endocannabinoidi, ai recettori CB1 e CB2, potenziando l’attività del nostro sistema endocannabinoide.

In particolare, la comunità scientifica ha rilevato numerosi effettivi benefici trattando diverse patologie con il cannabidiolo. Prima di tutto, va menzionata l’efficacia del CBD nel trattare l’epilessia, anche infantile. 

Come questo articolo di una testata che si occupa di farmacologia annuncia con orgoglio, a brevissimo entrerà in commercio un nuovo farmaco, Epidyolex, approvato dall’Ema (Agenzia Europea per i medicinali in uso in Europa).

Si tratta di una soluzione orale a base di CBD purissimo e verrà utilizzato per trattare i sintomi delle crisi epilettiche farmacoresistenti.

La GV, la società biofarmaceutica che ha brevettato il prodotto, ha ringraziato pubblicamente il Ministro della Salute per aver acconsentito a superare certi pregiudizi per mettere in commercio un farmaco naturale e innovativo per il trattamento dell’epilessia.

Sindrome contro la quale fino ad ora si è stati costretti a lottare solo con farmaci sintetici, spesso molto pesanti. 

Questa è certamente la prova più attuale e tangibile dell’efficacia del CBD, ma non l’unica individuata dalla comunità scientifica.

  • Indubbia è la sua proprietà antinfiammatoria. Questo è il motivo per cui nelle terapie a base di cannabis terapeutica per il trattamento del dolore, le percentuali di CBD sono estremamente alte. Contrasta il dolore cronico, ma anche i dolori muscolari, l’emicrania e i dolori mestruali.
  • La capacità del principio attivo di intercettare le aree di interesse del recettore Cb1 lo rendono un buon regolatore dell’umore, può essere utile in caso di ansia e depressione e fare la differenza durante un attacco di panico.
  • Può essere utile per stimolare e regolare l’appetito in caso di scompensi alimentari.
  • Ha proprietà rilassanti e distensive, che possono aiutare anche a contrastare la nausea e le tensioni dello stomaco.  Le stesse proprietà aiutano a regolare i cicli sonno veglia e se utilizzato prima di addormentarsi, favorisce il sonno.
  • Aiuta a contrastare i disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale.
  • Può essere utile a trattare i sintomi di astinenza da alcune sostanze come la cocaina, le anfetamine e lo stesso THC.
  • Aiuta a contenere i possibili effetti collaterali del THC, infatti viene utilizzato per bilanciare le terapie alla base di cannabis terapeutica.
  • Le proprietà antiossidanti e la capacità di interagire con il recettore cb2 lo rendono un ottimo stimolatore del sistema immunitario.
formula chimica CBD

Spesso, i fattori esterni a cui siamo sottoposti, la mancanza di esercizio fisico o una dieta di scarsa qualità, incidono su un deficit di endocannabinoidi.

Ne può derivare una sempre più scarsa capacità di adattarsi allo stress, che crea a sua volta tossine che andrebbero espulse.

Ma se siamo in deficit di endocannabinodi, è più complicato eseguire alcuni processi fisiologici, come quello di autofagia…ed ecco che le tossine restano lì. 

In periodi di particolare stress o in momenti in cui ci è richiesta mantenere alta l’energia, assumere CBD può diventare una sana abitudine per dare un apporto benefico al sistema immunitario, ripristinare il tono muscolare e ritrovare un’energia sepolta tra le tossine.

In che modo si assume il Cbd 

Non c’è un solo modo per assumere il CBD, che si presenta non solo sotto forma di infiorescenze ideali per la vaporizzazione, ma anche sotto forma di olio, di cristalli di CBD nonché di e-liquid, per accontentare proprio tutti.

Vediamo, una ad una, le forme in cui è possibile fruire del cannabidiolo.

  • Fiori o infiorescenze: i fiori possono essere di diverse varietà e corrispondere quindi a diverse percentuali di CBD. L’ideale è utilizzarli per vaporizzare CBD con un apposito vaporizzatore per erba. Il vaporizzatore permette di assumere il principio attivo senza gli effetti collaterali provocati dalla combustione, inoltre un dispositivo da vaporizzazione consente di regolare la temperatura fino a raggiungere quella ideale per il principio attivo.

Il CBD può essere vaporizzato tra 160 e i 180 gradi, ma potremo regolare la temperatura anche per assaggiare ogni singolo componente del profilo terpenico della nostra varietà.

Prima di essere inserite nell’apposita camera di combustione, le infiorescenze devono essere triturate, possibilmente con un apposito grinder.

Oltre che come materia prima nel vaporizzatore, i fiori possono essere utilizzati al posto di quelle al THC o dell’hashish per rollare un joint di cannabis legale. Possono anche sostituirsi interamente al tabacco e aiutare nel difficile passaggio che precede lo smettere di fumare.

Infine, c’è chi ama utilizzare le infiorescenze per preparare torte, biscotti e gelato a base di cannabis light, è indubbio che possa essere un ingrediente in più, dalle proprietà benefiche e rilassanti.

Utilizzare le infiorescenze, di base presuppone un piacere non solo nell’assumere il principio attivo ma anche nella ritualità che può esserci nell’utilizzare un vaporizzatore o nel rollare un tipico joint.

  • Olio di CBD: è l’estratto più diffuso anche nel settore alimentare e cosmetico. Può essere la soluzione ideale per tutti coloro che vogliono assumere cannabidiolo senza vaporizzarlo o fumarlo.

Le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti sono potenziate dall’olio, spesso di semi di canapa certificata, attraverso cui viene veicolato. 

Essendo quasi completamente inodore e insapore è possibile assumerlo mettendolo direttamente sotto la lingua per un effetto rapido e immediato dato dal contatto diretto con le mucose.

In alternativa possono esserne diluite poche gocce con una bevanda calda o in poche dita d’acqua.

L’olio di CBD può essere utilizzato anche per uso topico, per trattare infiammazioni cutanee o eruzioni acneiche o come attivo antirughe. Può essere applicato puro oppure diluito all’interno di una crema viso o corpo. 

In caso di contratture o dolori muscolari, può essere massaggiato diluito in una crema direttamente sulla parte dolente per un immediato sollievo.

È particolarmente indicato per trattare patologie cutanei difficilmente trattabili con altra posologia.

Per esempio, alcune forme di psoriasi o l’epidermolisi bollosa, una malattia della pelle che provoca la formazione di vesciche pruriginose e doloranti, che causano una difficile cicatrizzazione e una mobilità limitata. 

  • Cristalli di CBD: i cristalli sono una delle forme più pure per assumere il CBD. Come abbiamo visto vengono ottenuti dall’estrazione e dalla successiva raffinazione del principio attivo. Si presentano come una polverina sottile che assomiglia allo zucchero bianco o grezzo. 

Possono essere utilizzati direttamente sotto la lingua, basterà aspettare 60 secondi in modo da assicurarsi di aver assimilato il principio attivo e poi deglutire.

Anche in questo caso, il metodo sub linguale è sicuramente il più veloce in termini di assimilazione perché il principio attivo entra in contatto diretto con le nostre mucose.

Per chi ha problemi con questo metodo, un’alternativa può essere sciogliere i cristalli in una bevanda calda o inserirli all’interno di un frullato o di una centrifuga o più semplicemente, diluirli in pochi sorsi d’acqua. 

I cristalli di CBD possono essere vaporizzati tra i 160 e 180 gradi per una vaporizzazione purissima, è però necessario essere in possesso di un vaporizzatore progettato anche per cere ed estratti.

  • E- liquid al CBD: progettati per essere inalati con la sigaretta elettronica, gli e-liquid si adattano a tutti coloro che amano sperimentare con gli aromi e desiderano coniugare sapore con proprietà terapeutiche. Basterà utilizzarli come le normali cartucce di ricambio del nostro dispositivo elettronico per vaporizzare CBD dappertutto. 

Tutti i prodotti a base di CBD, con adeguate percentuali di principio attivo, sono validi, infiorescenze per prime. Tuttavia, per quanto riguarda la purezza del principio attivo, nulla supera i cristalli di CBD, certamente consigliati nel caso di trattamento a base di cannabis terapeutica. 

Non esiste un prodotto migliore o peggiore, è importante scegliere a seconda delle proprie esigenze. Se il nostro obiettivo è evitare inalazione e vaporizzazione, opteremo direttamente per l’olio di CBD o i cristalli di CBD. 

Può essere utile ricordare che i cristalli potranno essere utili anche in alcune preparazioni culinarie, non solo torte e biscotti, ma anche burro, mousse, gelati, brodi vegetali e cioccolate calde.

Per uso topico ovviamente l’unica scelta possibile è l’olio di CBD.

Se siamo abituali consumatori di cannabis o abbiamo una certa familiarità con strumenti di vaporizzazione e sigarette elettroniche, di sicuro quello che fa per noi è vaporizzare CBD, quindi sceglieremo le infiorescenze.

Nulla ci impedisce poi, di utilizzare il CBD in tutte le sue forme e differenziare semplicemente le modalità d’uso all’interno della stessa giornata o settimana.

La cosa importante da valutare al momento dell’acquisto è la provenienza della cannabis sativa da cui arrivano i prodotti. 

Scegliere prodotti provenienti da un’agricoltura biologica e certificata ci darà sempre la garanzia di non assumere sostanze chimiche, ma solo i cannabinoidi e terpeni presenti sulla pianta di cannabis nella forma più pura possibile.

Ecco una ricetta adatta al periodo invernale, che è possibile preparare utilizzando il CBD in più forme.

La cioccolata calda al CBD.

Occorrente per due persone:

  • 1 grammo di infiorescenze tritate o 1 cucchiaio di olio di CBD o 25 mg di cristalli di CBD.
  • 2 tazze di latte
  • 50 grammi di cioccolato amaro in polvere 
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di cioccolato bianco

Versare in un tegamino le infiorescenze (se abbiamo scelto l’olio di CBD, verseremo il nostro cucchiaio di olio a metà ebollizione) il cacao in polvere e lo zucchero. Accendere il fuoco, versare pian piano il latte e mescolare fino ad ebollizione. Filtrare in modo da separare le infiorescenze e versare nelle tazze.

Lasciar riposare qualche minuto, spolverare di cannella o decorare con panna e gustare.

Cosa dice la scienza 

Innanzitutto, la scienza dice che la cannabis sativa (ci riferiamo anche alla cannabis light) non è in grado di guarire da tutti i mali del mondo. Allo stesso modo però, non è un’illusione collettiva o una brillante operazione di marketing. 

I fitocannabinoidi presenti nella pianta di cannabis corrispondono realmente ai nostri endocannabinoidi e l’interazione con i cb1 e cb2 (recettori cannabinoidi) è reale.

Ne consegue un altrettanto reale potenziale terapeutico. Il cannabidiolo è realmente un potenziale sostituto di farmaci a base di oppiacei o a base chimica e lo abbiamo visto con Epidyolex, il nuovo farmaco a base di CBD capace di trattare l’epilessia farmacoresistente. 

È realmente in grado di rendere più sopportabile e dignitoso il dolore anche in contesti molto difficili e delicati.

Quello che dice la scienza è di non aspettarsi miracoli ma di sospendere i pregiudizi e informarsi.

La comunità scientifica si occupa da molto tempo della cannabis sativa e di tutti i cannabinoidi presenti su questa pianta, delle sue applicazioni come cannabis terapeutica e delle sue potenzialità nel contrastare alcune patologie, grazie alla speciale interazione con il sistema endocannabinoide. 

L’efficacia del principio attivo è stata evidenziata in diverse ricerche per quello che riguarda il trattamento del dolore cronico, il dolore da spasticità nella sclerosi multipla, la capacità di ridurre vomito e nausea durante i trattamenti chemioterapici e naturalmente la capacità di contrastare l’epilessia farmacoresistente.

Vediamo insieme qualche ricerca che ci aiuti a toccare con mano il potenziale del CBD. 

Prima di tutto, questo articolo che spiega nel dettaglio come uno studio abbia dimostrato che la cannabis terapeutica possa aiutare a limitare i sintomi della spasticità, una delle peggiori conseguenze per chi soffre di malattie del motoneurone come la sclerosi laterale amiotrofica, comunemente conosciuta come SLA. 

La ricerca di cui parla l’articolo, sostenuta e finanziata dalla Fondazione Italiana di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, è stata condotta da un gruppo di ricercatori italiani dell’Ospedale San Raffaele, guidati dal direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale.

Sono stati individuati 59 pazienti sopra i 18 anni con problematici sintomi di spasticità. Mentre a un campione di 29 pazienti somministravano cannabis terapeutica, ad un altro campione di 30 somministravano un placebo.

Inoltre, l’esperimento era a doppio cieco. Significa che né medici né pazienti erano al corrente di chi stesse assumendo il principio attivo e chi il placebo. 

A sole sei settimane dal trattamento tutti i pazienti trattati con la cannabis terapeutica sono sensibilmente migliorati. Inoltre, come sottolineano i neurologi, il risultato è ancora migliore se si considera l’alta tolleranza al principio attivo, che non ha effetti collaterali e non provoca effetti psicoattivi. 

Questi risultati diventano ancora più interessanti se visti anche dal punto di vista di altre ricerche, sempre sul trattamento della SLA con il CBD, ma svolte su modello animale.

Secondo questi ulteriori dati, i fitocannabinoidi sarebbero in grado di “rallentare la perdita delle capacità motorie e aumentare la sopravvivenza degli animali trattati, agendo quindi in funzione neuroprotettiva. Occorrono tuttavia ulteriori studi per testare l’ipotesi anche in ambito clinico.

Come lo stesso articolo chiarisce bene, la Sla e le altre malattie del motoneurone sono malattie che comportano una degenerazione precoce dei motoneuroni, localizzati esattamente come i recettori cb1 e cb2 nella corteccia cerebrale, nel tronco encefalico e nel midollo spinale. 

Se questi neuroni subiscono un danno, i movimenti diventano sempre più complicati. Arrivare a brevettare un farmaco che rallenti questo tipo di degenerazione, sarebbe un grandissimo passo avanti per questo tipo di patologia, sulla quale finora c’è stata forse troppa poco ricerca sistematica.

formula chimica thc

La ricerca scientifica ha ritenuto interessante esplorare anche il potenziale del CBD nella prevenzione delle ricadute nell’uso delle droghe. Si tratta di un argomento meno trattato quando si parla di CBD, eppure, anche da questo punto di vista, il potenziale potrebbe essere enorme e aiutare sia adolescenti che adulti alle prese con problemi di dipendenza.

Nella ricerca, alla luce del fatto che i problemi derivanti dall’utilizzo di sostanze risiedano soprattutto nella ricaduta nel meccanismo, in un disturbo associato di ansia elevata, in un mancato controllo degli impulsi e in una scarsa tolleranza allo stress, è stato valutato il potenziale “anti ricaduta” del principio attivo.  

Nello specifico, un preparato con alte percentuali di CBD o cannabidiolo è stato somministrato a topi con un passato di autosomministrazione di alcol o cocaina per una settimana ad intervalli regolare di 24 ore. Il cannabidiolo ha attenuato i sintomi da stress e diminuito il comportamento impulsivo degli animali. 

Il CBD ha attenuato la ricerca ininterrotta di sostanze fino a cinque mesi dopo la sospensione del trattamento. Il principio attivo è stato in grado di ridurre l'ansia e di aumentare i livelli di tolleranza alle ore senza sostanze.

A conclusione della ricerca, i risultati provano che il CBD sia in grado di prevenire le ricadute nell’utilizzo di sostanze stupefacenti agendo sia sul lungo che sul breve termine anche solo con un breve trattamento. 

Sono in corso ulteriori studi clinici ed epidemiologici, che serviranno a mettere altre basi per progettare farmaci che aiutino a superare le dipendenze in modo più naturale e senza effetti collaterali. 

Un altro articolo che può essere utile condividere è questo

In un momento storico come il nostro, i disturbi dell’umore e nello specifico depressione e ansia generalizzata, hanno investito la popolazione, indebolita e provata dalla situazione di incertezza e panico causata dal coronavirus.

Mai come in questo periodo, oltre che potenziare il sistema immunitario, è necessario prendersi cura della propria salute mentale. 

Per chi ne sente il bisogno, la psicoterapia può essere una soluzione salvifica, che non va mai percepita come qualcosa di negativo, non deve attaccarci uno stigma. Farebbe bene a tutti, nessuno escluso. 

Anche l’attività fisica, lo yoga e la meditazione possono aiutare tanto. Ci sono poi i rimedi naturali, come le tisane e la cannabis legale

La comunità scientifica si è interessata molto a come i cannabinoidi presenti nella cannabis sativa interagiscano con il nostro sistema neuronaleIl risultato, che non ci stupisce, dati i recenti successi dell’Epidyolex, è che il CBD sia in grado di contrastare diversi tipi di disturbi neuropsichiatrici. 

In questa ricerca, l’oggetto di studio è proprio il potenziale del cannabidiolo nel trattare i disturbi legati all’ansia. 

Lo studio parte da una solida base teorica che supporta l’efficacia del principio attivo come ansiolitico, antipsicotico e antidepressivo.

Passando poi per esperimenti clinici ed epidemiologici, la ricerca conferma la possibilità di usare il CBD per contrastare il disturbo d'ansia generalizzato, il disturbo d'ansia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da stress post-traumatico e gli attacchi di panico in fase acuta, ossia mentre il disturbo si sta manifestando. 

Nonostante ci siano ancora studi da fare, il grande potenziale suggerisce che l’utilizzo regolare di questo fitocannabinoide, possa aiutare anche nei disturbi di ansia cronicizzati.

Infine, vale la pena dare un’occhiata a questo articolo, sempre molto attuale. Viene formulata un’ipotesi interessante, che insieme al vaccino anticovid e agli straordinari progressi della scienza, può farci bene sperare. 

A partire dall’assunto che la cannabis sativa con alte percentuali di CBD abbia importanti proprietà antinfiammatorie e sia in grado di interagire con i recettori cannabinoidi cb1 e cb2, che sembrano essere due recettori chiave per SARS-CoV2, questa ricerca suggerisce che il CBD possa essere in grado di contenerne i sintomi.

Sembrerebbe che la potente proprietà antinfiammatoria del cannabidiolo possa modulare e rallentare l’esplosione di citochine (responsabili della polmonite interstiziale che può essere contratta con il Covid). 

Queste cascate citochiniche, che devono essere evitate o quantomeno controllate si presenterebbero ogni sette giorni per 3 settimane a partire dalla positività, nel 7, 14 e 21 giorno. 

Secondo questo studio, il CBD potrebbe rallentarle e renderle meno esplosive. 

L’utilizzo di CBD rafforza il sistema immunitario, rendendolo senza dubbio più forte e pronto ad affrontare infiammazioni. Il gruppo di ricerca che firma l’articolo, si augura che la comunità scientifica possa prendere in considerazione in CBD anche da questo punto di vista.

pianta di marijuanaCosa dice la gente

In completo anonimato e cambiando i loro nomi per privacy, riportiamo alcune testimonianze sintentizzate, ma autorizzate dagli autori, che ci hanno raccontato come si sono sentiti dopo un uso più o meno prolungato di CBD.

Simone: 25 anni, studente

Ho iniziato a soffrire di piccole crisi ossessivo compulsive a pochi esami dalla laurea. Controllavo insistentemente i miei voti, temendo che scomparissero dal portale o si modificassero. Avevo smesso di dormire e mangiavo pochissimo.

Non davo più gli esami e avevo il sistema nervoso completamente in tilt. Non mi andava di dire nulla ai miei o di fare terapia quindi non ho fatto niente.

Poi il mio coinquilino mi ha regalato un vaporizzatore e mi ha detto: “Devi iniziare a vaporizzare CBD!”. Premetto che non mi ero mai fatto neanche una canna, ma lui mi ha garantito che il CBD non ha alcun effetto psicoattivo.

Ho provato, dopo qualche giorno ho iniziato a sentirmi più disteso e tranquillo. Ho ripreso a fare sport e poi a studiare. Ora vaporizzo almeno una volta al giorno e mi laureo tra poche settimane-

Anna 36 anni, fotografa

Fino a dieci anni fa, fumavo THC e non avevo idea né che fosse un cannabinoide né che esistessero altri cannabinoidi nelle piante di cannabis sativa. Ho smesso perché non tolleravo più alcuni effetti collaterali, tipo la tachicardia o la sensazione di non avere il controllo. Però ho continuato a fumare sigarette.

Quando hanno iniziato a vendere cannabis light ho pensato: “Ma ti pare che fumo questa roba?”. La curiosità ha vinto e alla fine ho deciso di sostituire il tabacco con il CBD e le carine con un vaporizzatore portatile.

Diana, 45 anni, farmacista e mamma a tempo pieno

A casa usiamo olio di CBD praticamente per tutto. Mio figlio Jacopo lo usa sull’acne prescritto dal dermatologo di fiducia ed è meglio della pomata che usava l’anno scorso. ogni volta che apro un nuovo barattolo di crema ne metto qualche goccia insieme all’acido ialuronico (consigliato sempre dal dermatologo).

Facciamo un ciclo intensivo di un mese sotto la lingua al cambio di stagione estate autunno perché abbiamo notato che fa la differenza e ci ammaliamo di meno.

Carlo, 45 anni, professore di matematica

Ho scoperto il CBD da mio figlio pensando si facesse le canne e invece ho risolto un problema d’insonnia. Ho sempre sofferto d’insonnia ma ho un bruttissimo rapporto con i sonniferi.

Uso anche l’olio di CBD diluito nella crema per i massaggi ai tendini dopo le partite di calcetto e mi aiuta a distendere i nodi muscolari che accumulo mentre gioco.

Da poco abbiamo preso anche i cristalli, mia moglie li vaporizza e io li metto nella camomilla della sera.

cbdCbd e Thc: differenze

CBD e THC sono due fitocannabinoidi che nascono dalla stessa pianta, la cannabis sativa. Per questa ragione hanno molto in comune, in particolare le proprietà terapeutiche e benefiche e la capacità di interagire in modo attivo con i nostri recettori cannabinoidi.

Tuttavia, presentano anche delle differenze molto importanti. La prima sostanziale differenza tra CBD e THC sta nel fatto che il CBD o cannabidiolo non induce alcun effetto psicoattivo. 

La seconda importante differenza è che anche a seguito di un dosaggio massiccio, previsto ad esempio in programmi a regime di cannabis terapeutica o di sperimentazione farmacologica, il CBD non dà alcun effetto collaterale se non una eventuale leggera sonnolenza durante il giorno.

Dimostra anzi di essere molto ben tollerato durante i trattamenti e di avere in alcuni casi anche un effetto duraturo nel tempo.

Il THC o tetraidrocannabinolo invece provoca effetti psicoattivi e a differenza del CBD può, a seguito di un utilizzo massiccio, provocare effetti collaterali come la tachicardia, l’eccessiva secchezza delle fauci, una percezione distorta della realtà o una temporanea sociopatia, intesa come l’incapacità di interagire agilmente a livello verbale ed emotivo con altre persone o una temporanea difficoltà di concentrazione. 

Il THC può inoltre provocare una leggera dipendenza psicologica, che il CBD non può provocare.

Differenza scontata ma altrettanto importante è che è completamente legale produrre, distribuire e acquistare CBD (principio attivo alla base della cannabis light) purchè i limiti di THC siano entro lo 0,2% mentre il THC è illegale in Italia e in molti altri paesi europei.

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