Come aprire un distributore automatico di cannabis

Come aprire un distributore automatico di cannabis

L'ultima frontiera della distribuzione dell'erba legale sono i distributori automatici. Sono macchinari più o meno grandi, a seconda del modello, simili a quelli utilizzati per la vendita delle sigarette o dei preservativi, che permettono di acquistare la propria confezione di marijuana light anche nei weekend o a tarda sera, quando i negozi sono chiusi. Recentemente sono stati aperti veri e propri negozi, composti da molti distributori di cannabis light, che funzionano senza bisogno di personale. 

Ovviamente sono state previste delle restrizioni nella somministrazione del prodotto. L'erba legale non può essere venduta ai minorenni, e il divieto vale anche per la vendita H24: per completare l'acquisto occorre inserire all'interno del distributore automatico un documento che attesti la maggiore età dell'acquirente

I distributori automatici sono sorti anche per facilitare l'accesso alla cannabis terapeutica, in orari in cui la distribuzione canonica non può essere attiva. Si tratta di distributori destinati ai consumatori che siano in possesso della prescrizione medica per l’assunzione di cannabis a scopi terapeutici. La rete di distribuzione della cannabis terapeutica, infatti, non è ancora capillare e spesso i pazienti che ne fanno uso sono costretti a lunghe trasferte o, peggio, a tentare di procurarsi il prodotto sul mercato nero, con enormi rischi sulla qualità dell'erba acquistata. 

I prodotti venduti all’interno delle vending machine di cannabis sono controllati e testati da centri di ricerca professionali ed abilitati. Anche le dosi vendute ad ogni singolo utente vengono controllate tramite un apposito sistema di riconoscimento dell'identità, che assicura ad ogni consumatore l'erogazione della quantità di prodotto prescritta dal medico.

 

I vantaggi di avere un distributore automatico 

I vantaggi di poter aggiungere un distributore automatico al vostro canapa store sono innumerevoli. 

Posizionando la vending machine nella vetrina del negozio si moltiplicheranno le ore di vendita al pubblico, garantendo il servizio anche quando la serranda è abbassata. Si può anche scegliere di dislocare il distributore in una zona lontana dal proprio negozio, attraverso un accordo con altre attività commerciali, per ampliare le aree coperte dal servizio e guadagnare anche dove non sareste mai arrivati con il vostro shop. La discrezione del distributore automatico, inoltre, permetterà di avvicinare al business anche persone che preferiscono concludere i loro acquisiti nella massima riservatezza. 

Ad ogni modo, secondo alcune stime, la presenza di un distributore automatico incrementa le vendite di oltre il 40%, soprattutto per prodotti come infiorescenze ed olio di CBD. 

 

Quanto costa un distributore automatico

Quanto costa aprire un’azienda di distributori automatici? Comprendere i costi e di conseguenza fare una stima sui potenziali guadagni è di certo il primo passo per avviare un'attività economica

Ci sono diverse spese da considerare per l'avvio di una attività di distribuzione di cannabis attraverso i distributori automatici, ma nonostante i costi iniziali, il capitale necessario è sicuramente inferiore ad altre attività.


Secondo una nostra stima, le spese di avvio di un'attività di vending machine sono:
  • BUROCRAZIA > circa 3.000 euro;
  • AFFITTO > circa 6000/12.000 euro;
  • SORVEGLIANZA > 1.000/3000 euro;
  • ASSICURAZIONE > 500/1000 euro.

La spesa maggiore, ovviamente, è l'acquisto del distributore automatico. In questo caso il neo-imprenditore ha di fronte a sé due possibilità: le vending machine possono essere acquistate o prese in affitto. La cosa fondamentale, che si scelga di noleggiare o acquistare i propri distributori automatici, è assicurarsi che il proprio fornitore garantisca la manutenzione ordinaria e l’assistenza tecnica.


Burocrazia: cosa devo fare? 

Per avviare un’attività di negozi automatici 24h dovrai seguire i step di tutte le attività commerciali:
  • iscriversi al Registro Delle Imprese  presso la Camera di Commercio;
  • aprire una Partita Iva;
  • aprire le posizioni fiscali e previdenziali INPS ed INAIL;
  • dare comunicazione certificata di inizio attività al Comune almeno 30 giorni prima dell’avvio;
  • dare comunicazione di avvio dell’attività ai vari enti tramite Comunicazione Unica da inviare alla Camera di Commercio in forma telematica con posta elettronica certificata;
  • richiedere il permesso di esporre l’insegna al di fuori del punto vendita.
  • munirsi di un attestato HACCP, se si decide di vendere anche prodotti alimentari.

Come posizionare una vending machine in un'altra attività commerciale? 

Se hai intenzione di attivare un distributore automatico di canapa presso terzi è consigliabile preparare un documento che attesti la proprietà del distributore automatico e il luogo in cui si sceglie di posizionarlo, con chiari riferimenti alla durata dell'accordo e al ritorno economico concordato. Questo documento tutela entrambe le parti da possibili contestazioni o fraintendimenti.

Il luogo in cui si posiziona la macchina è importante almeno quanto il suo contenuto. Occorre scegliere una posizione di grande passaggio e un punto in cui la vending machine sia ben visibile, facile da raggiungere a piedi ed in auto. Recentemente la cassazione ha disposto una sorta “zona rossa” intorno agli edifici scolastici, all'interno della quale non potranno essere aperte nuove rivendite di cannabis light. 

 

Quali informazioni devo fornire all'acquirente? 

La legge italiana specifica la necessità di garantire la distribuzione dei soli prodotti controllati e certificati. Per questo motivo chi sceglie di avviare un'attività di distribuzione di cannabis H24 avrà un obbligo ben preciso: assicurarsi di acquistare solamente prodotti certificati dal produttore in conformità alla legge italiana. Per provare la provenienza e la conformità dei prodotti, il rivenditore ha l’obbligo di conservare fatture d’acquisto ed etichette del prodotto per un anno dall’acquisto della merce, e comunque per tutto il tempo in cui il prodotto rimane in vendita o viene conservato in magazzino.

Le forze dell’ordine hanno la facoltà di sequestrare prodotti sospetti per eseguire controlli sulle certificazioni e test sulla composizione ma, se i risultati del controllo dovessero identificare il materiale come non idoneo, il venditore non risulterebbe responsabile, se in possesso delle certificazioni del produttore.

Posso ancora aprire un canapa store in Italia? 


La cannabis light, negli ultimi due anni, ha vissuto alterne vicende. 

Legalizzata nel 2016 con la legge n.242, poteva essere coltivata e commercializzata senza particolari autorizzazioni. La norma permette esclusivamente la coltivazione di piante di cannabis sativa delle 67 genetiche del Catalogo ufficiale della Comunità europea.

Il business è decollato e i terreni coltivati a cannabis light sono passati dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018.

Nel 2019 è cambiato qualcosa: la corte di Cassazione si è pronunciata per trovare un punto d’incontro tra due diversi provvedimenti, uno emesso dalla Quarta sezione penale, l'altro dalla Sesta, che davano pareri essenzialmente opposti sul commercio della cannabis light. 

La sentenza, in sostanza, ha vietato la vendita di oli, resina, infiorescenze e foglie di marijuana sativa, perché non la legge 242/2016 non li ha previsti tra i derivati commercializzabili. Chi li vende quindi lo fa illegalmente, a meno che salvo che “tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”.

Cosa significa la pronuncia della suprema corte? La sentenza della Cassazione ha dei contorni molto precisi ma non decreta la fine dei negozi di cannabis light, almeno non nell’immediato. Secondo i giudici, infatti, “si impone l’effettuazione della puntuale verifica della concreta offensività delle singole condotte, rispetto all’attitudine delle sostanze a produrre effetti psicotropi”. La sentenza della Corte di Cassazione, di fatto, obbliga i produttori di infiorescenze di cannabis light ad accurati cicli di analisi, che dimostrino l'assenza di “efficacia drogante” richiesta dalla Suprema Corte il 30 giugno. 

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