Cosa sono i flavonoidi della cannabis

Cosa sono i flavonoidi della cannabis

I Flavonoidi sono un vasto gruppo di composti fitochimici prodotti dal metabolismo secondario delle piante. Sono prodotti da quasi tutte le specie vegetali e hanno moltissime funzioni. La più curiosa e nota capacità dei flavonoidi è quella di attirare gli insetti impollinatori attraverso il colore dei fiori, di cui essi stessi sono responsabili. Il loro nome è legato proprio alla loro funzione di pigmentazione delle piante: flavonoide deriva dal latino “flavus”, che significa giallo. 

I bellissimi colori dei fiori non sono l'unico merito da attribuire ai flavonoidi: in molte piante ricoprono un ruolo protettivo contro parassiti e funghi e, grazie alla loro capacità di assorbire la luce, fanno da schermo anche contro i raggi ultravioletti. Inoltre, alcuni flavonoidi vengono sintetizzati dalle radici della piante e favoriscono il proliferare di microrganismi capaci di migliorare lo scambio di nutrienti col terreno e di fissare meglio l’azoto atmosferico. Infine, i flavonoidi agiscono anche a livello della cellula vegetale, regolando il ciclo cellulare all’interno della pianta. 

Si tratta infatti della più grande famiglia di nutrienti attualmente nota alla scienza moderna: sono stati identificati oltre 5.000 differenti flavonoidi in natura, tutti accomunati dalla struttura chimica del benzopirano dalla quale poi si diramano varie sottoclassi. In generale, essi appartengono alla grande famiglia dei polifenoli e possono essere suddivisi in otto principali gruppi. 


I flavonoidi della cannabis 

I flavonoidi noti sono più di 5.000 e, al momento, se ne conoscono 23 presenti nella cannabis. Di questi, tre sono contenuti esclusivamente nella cannabis: il cannaflavina A, il cannaflavina B e il cannaflavina C. Sono presenti in rami e foglie e risultano particolarmente concentrati nei fiori, mentre sono completamente assenti in semi e radici; si stima che circa il 2,5% del peso secco della cannabis sia dovuto ai flavonoidi. 

La piante sono un tripudio di colori e spesso si pensa che sia tutto merito della clorofilla. In verità, la clorofilla è responsabile del solo pigmento verde delle piante, mentre ai flavonoidi si devono tutti gli altri pigmenti al di fuori del verde. Ad esempio, in alcune varietà di cannabis le infiorescenze possono assumere colorazioni violacee e bluastre, proprio grazie a flavonoidi detti antociani o antocianine.


Flavonoidi e terpeni 

Flavonoidi e terpeni hanno molto in comune. Di certo i terpeni sono i principali responsabili di odore e sapore della cannabis, ma spesso non sono da soli: i flavonoidi contribuiscono a definire l'odore e il sapore delle infiorescenze di cannabis, oltre al colore. Queste molecole presenti nella cannabis non solo rendono l'erba più seducente, ma hanno anche diverse proprietà, come filtrare i raggi UV, proteggere da funghi e parassiti e fissare l'azoto, tutte funzioni fondamentali per la sopravvivenza della cannabis.

È stato osservato che i flavonoidi sono in grado di modulare gli effetti del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) attraverso un meccanismo condiviso con il cannabidiolo (CBD) e con alcuni terpeni. Essi sono infatti in grado di agire su determinati enzimi (P450 3A11 e P450 3A4) e di ridurre gli effetti collaterali indesiderati del principio psicoattivo.


Qual è  l'impatto dei flavonoidi sugli esseri umani?

La ricerca non ha ancora ottenuti grandi risultati sui possibili benefici dei flavonoidi della cannabis, soprattutto a causa delle scarse risorse destinate alle materia.

Ad ogni modo, i flavonoidi della cannabis hanno effetti molto interessanti sulla salute dell'uomo. Oltre ad avere una potente azione antiossidante e antinfiammatoria, presentano anche proprietà utili alla prevenzione e al trattamento di alcuni stati patologici. Agendo a livello dei citocromi modulano l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione dei cannabinoidi dall’organismo.

 Le loro proprietà benefiche sull'organismo umano li rendono uno degli aspetti più interessanti della cannabis terapeutica, anche per patologie fino ad oggi poco collegate a tale forma di trattamento. La carenza di flavonoidi è uno dei mali del secolo, lamentato da moltissimi dietologi e nutrizionisti, che stanno esplorando diversi modi per cambiare le abitudini alimentari ed integrare più flavonoidi all'interno di una dieta equilibrata. 


I flavonoidi e la medicina antica

I flavonoidi appartengono ad un gruppo di fitonutrienti chiamati polifenoli. Nelle antiche medicine cinese e ayurvedica, i polifenoli venivano comunemente impiegati per favorire la protezione della pelle, le funzioni cerebrali, il normale livello di zuccheri nel sangue ed una corretta pressione sanguigna. I polifenoli erano noti anche per le loro proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti.

Si ritiene che molti flavonoidi siano concentrati nella buccia di frutta e verdura, ma – essendo composti molto fragili – tendono ad essere eliminati da gran parte dei procedimenti di cottura. Il consiglio di nutrizionisti e dietologi è quello di consumare molta frutta e verdura crude, in cui i flavonoidi non si disperdono. 

Grazie alle loro molteplici proprietà, la ricerca indicano che i flavonoidi possano influire positivamente su:


  • Longevità;


  • Malattie cardiovascolari;

  • Diabete;

  • Cancro;

  • Neurodegenerazione.


I flavonoidi più presenti nella pianta di cannabis 

Sono stati individuati ben 23 flavonoidi presenti nella pianta di cannabis. Di questi, tre sono contenuti esclusivamente nella cannabis e sono noti con i nomi di cannaflavina A – B e C. Di seguito, un elenco dei più famosi e utili flavonoidi presenti nella marijuana. 


  • Apigenina 

  • È un flavonoide presente in quasi tutte le piante vascolari a cui sono associate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e ansiolitiche. La sua attività biologica risiede nella capacità di legarsi in modo efficace ad alcuni recettori presenti sulle cellule. L’apigenina è in grado di legarsi ad alcuni recettori ormonali impedendo l’accumulo di ormoni, con il risultato di poter rallentare la crescita del cancro al seno, limitando la presenza dell'ormone estradiolo. Inoltre, la capacità di questa molecola di legarsi selettivamente ai recettori delle benzodiazepine, la rende un potente ansiolitico naturale, da preferire agli ansiolitici sintetici, a causa dei loro noti effetti collaterali, quali il rilassamento muscolare, amnesia, e sedazione. 


    1. Cannaflavina A e B

    Sono due flavonoidi presenti esclusivamente nella pianta di cannabis e agiscono come potenti anti-infiammatori. È stato stimato che possono ridurre l’infiammazione 30 volte più efficacemente rispetto all’aspirina. Inibiscono la produzione della prostaglandina E2 e della 5-lipossigenasi, infiammatori naturali del corpo e mediatori dell’infiammazione asmatica che in presenza delle cannaflavine vengono placate. Si ritiene, però, che questo potere antinfiammatorio non sia tutto merito dei flavonoidi, ma che sia dovuto a una sinergia tra questi ultimi, i terpenoidi e i cannabinoidi. 


    1. Kaempferolo

    È un flavone che condivide con l’apigenina proprietà antiossidanti e anti-cancerogene: sembra infatti che una dieta ricca di kaempferolo possa ridurre il rischio di cancro e di alcune malattie coronariche. Da alcuni studi emerge che il possa essere utile come antidepressivo naturale e di poter agire in sinergia con alcuni cannabinoidi.


    1. Quercetina

    È un flavonolo presente in quasi tutte le piante vascolari, e vanta molte proprietà farmaceutiche. La quercetina data la presenza di 5 gruppi ossidrilici (-OH) e di un gruppo carbonilico (-CO) è un antiossidante estremamente potente. La sua capacità di inibire enzimi virali le permette di agire come antivirale. Data la capacità di inibire la formazione di prostaglandine E2 e della 5-lipossigenasi, meccanismo condiviso con le cannaflavine A e B, è in grado di agire anche come anti-infiammatorio.


    1. Beta-sitosterolo

    Il Beta-sitosterolo è in realtà un fitosterolo, e cioè uno sterolo vegetale, che si trova in frutta, verdura, frutta secca e semi. Secondo la Food and Drug Administration (USA) gli alimenti che contengono beta-sitosterolo sono in grado di ridurre i rischi di malattie coronariche, grazie alla riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue. Inoltre, il beta-sitosterolo è ampiamente usato in medicina nelle pomate topiche per tagli e ustioni e nella prevenzione del cancro al colon.

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