Fumare o vaporizzare la marijuana?

Fumare o vaporizzare la marijuana?

Fumare o vaporizzare? Questo è il dilemma. Ogni cambiamento richiede tempo, soprattutto se l'abitudine cui si oppone è molto radicata. La vaporizzazione si sta diffondendo tra i cannabis addicted, ma l'abitudine a fumare la solita vecchia canna è dura a morire. Di certo non serve uno scienziato per comprendere che il fumo fa male in ogni caso, sia che si tratti di tabacco che di cannabis.

Eppure, la vaporizzazione non è diffusa come ci si aspetterebbe.


Fumare o vaporizzare: le differenze

Quali sono le principali differenze tra queste due modalità di assunzione della cannabis?

La combustione della cannabis è identica – nelle modalità – a quella del tabacco, con cui la sostanza viene spesso mischiata proprio perché possa bruciare meglio. E si sa, il fumo fa male. La temperatura consigliata per una assunzione ottimale della cannabis è di circa 170°, ma la combustione sfiora picchi molto più alti. Questo, oltre a generare sostanze cancerogene che vengono assorbite dall'organismo, manda letteralmente in fumo buona parte del THC contenuto nell'erba.

Il THC infatti non ama le temperature superiori ai 157°, e infatti la quantità di principio attivo assunta mediante combustione non è mai superiore al 25%. Bruciando, le molecole della cannabis si scompongono e danno vita ai cosiddetti radicali liberi, che generano tossine molto dannose per l'organismo. Analisi mirate hanno dimostrato che il fumo sprigionato dagli spinelli contiene solo un 10% di cannabinoidi. Mentre la parte rimanente è costituita da prodotti combustibili, tra cui i cosiddetti PAH, gli idrocarburi policiclici aromatici.

La vaporizzazione è di certo la strada migliore, sia per tutelare la nostra salute che per essere sicuri di assumere la maggior quantità di principio attivo possibile. Con la vaporizzazione è possibile controllare la temperatura a cui la cannabis viene sottoposta, con il risultato di salvare buona parte di cannabinoidi e terpeni. Il THC va in ebollizione a circa 157°, con il risultato di riuscire ad assumere circa il 46% della sostanza contenuta nell'erba vaporizzata.

Contrariamente al fumo sprigionato dallo spinello, il vapore contiene circa il 90% di cannabinoidi e solo il 10% di altre sostanze, comunque meno dannose di quelle generate dalla combustione ad altissime temperature.


Il punto di ebollizione dei cannabinoidi

Esiste un intervallo di temperatura in cui i componenti dei cannabinoidi vengono rilasciati, e tale intervallo può essere controllato solo attraverso la vaporizzazione. Tenere sotto controllo la temperature a cui sottoponiamo la nostra erba permette anche di gestirne al meglio l'high. Se soltanto l’esperienza potrà mostrarvi qual è l'high che più vi soddisfa, la temperatura ideale per estrarre un’ampia gamma di componenti psicoattive è quella di 185°C. La temperatura ottimale media per la Cannabis è compresa tra i 180° e i 210°C. Una temperatura inferiore ai 190°C tende a produrre un effetto più cerebrale, mentre temperature superiori sprigionano un high più corporeo.

Di seguito qualche informazione sulla temperature preferite dai singoli cannabinoidi. Anche se alcuni di essi prediligono temperature superiori ai 200 gradi, fornirgli tutto quel calore li porterebbe a bruciare comunque, perciò è bene tenersi sotto i 180°.

 

THC – 157°C

Il THC è il cannabinoide più famoso ed il principale responsabile dell'effetto psicoattivo della cannabis. Produce effetti sia euforici che analgesici ed induce una grande sensazione di rilassamento.

CBD – 160/180°C

Il CBD è il cannabinoide più adatto ad un uso terapeutico, grazie alle sue numerose proprietà benefiche.  In parte contrasta gli effetti del THC ed è efficace nel trattamento di disturbi quali ansia e paranoia.

Delta-8-THC – 175/178 °C

Questo cannabinoide è il fratello minore del THC, ma è più stabile e meno psicoattivo ed ha delle eccezionali proprietà antiemetiche.

CBN – 185 °C

Il CBN di solito è presente nella cannabis in ridotte quantità, ma i suoi effetti si fanno sentire. Contrasta il THC ed ha un effetto sedativo.

 

Terpenoidi e flavonoidi sono meno conosciuti dei più famosi cannabinoidi, ma sono comunque presenti in misura importante nella cannabis. I flavonoidi sono pigmenti vegetali, a volte indicati come Vitamina P. I terpenoidi sono strutturalmente legati ai terpeni e sono presenti in moltissime piante. In parte contribuiscono a dare alla pianta la qualità unica del suo aroma. I terpenoidi e i flavonoidi sono in parte responsabili dell’aspetto, del sapore e dell’odore di una particolare varietà.


Qualche accorgimento per una vaporizzazione al top

Se deve essere vaporizzata l'erba non deve essere troppo secca, perché si rischia di vaporizzarla molto velocemente e di portarla ad “ebollizione” troppo in fretta, in caso di temperatura troppo alta. Questo dipende fortemente dalla situazione e dalla varietà di cannabis utilizzata. Bisogna fare dei tentativi e abbassare la temperatura quanto più l'erba sarà secca.

Se invece utilizzate cime fresche, il tasso di umidità sarà elevato e, alcune volte, il processo di vaporizzazione potrebbe essere difficile. Esiste un trick molto utile per risolvere il problema, detto “la corsa del flavonoide”. Si imposta il vaporizzatore ad una temperatura tra i 138-148°C e si riempie il palloncino di vapore, in modo che asciughi un po’ l'umidità dell'erba. A questo punto dovrebbe risultare abbastanza asciutta da vaporizzare efficacemente alla temperatura del THC e degli altri cannabinoidi.


I vaporizzatori: costi e modelli

Quello dei vaporizzatori è un mondo a parte, con i suoi pezzi forti e i modelli noti a tutti. È un mondo affascinante, ma anche abbastanza costoso. Senza dubbio più costoso di qualunque kit accendino + cartine. Bisogna però dire che assumere cannabis in queste modalità permette di risparmiare sulla quantità di sostanza utilizzata. Dal momento che con la vaporizzazione si riesce ad assumere il 20% in più di principio attivo rispetto a quello sprigionato con la combustione. Con un risparmio significativo (e probabilmente pari al costo di un vaporizzatore) sul lungo periodo.

I vaporizzatori si dividono in due grandi categorie: vaporizzatori a convezione e vaporizzatori a conduzione. La differenza principale sta nel diverso modo in cui questi accessori riscaldano l'erba o gli estratti che vengono inseriti al loro interno.

I vaporizzatori a convezione riscaldano la cannabis in via indiretta attraverso un flusso di aria calda, fino al rilascio del vapore. Quelli a conduzione, invece, sfruttano il calore diretto per vaporizzare il materiale vegetale. Una superficie calda (non una fiamma) entra a contatto con l'erba o l'estratto per creare vapore. Gran parte dei vaporizzatori a convezione sono modelli da tavolo, dotati di due principali sistemi di utilizzo: con palloncino o con tubo. Nel vaporizzatore con sistema a palloncino, bisogna accendere la ventola per spingere l'aria calda attraverso il serbatoio in cui è contenuta la sostanza. Il vapore creato andrà a riempire il palloncino, che deve essere scollegato appena si riempie per poterne aspirare il vapore.

I vaporizzatori a conduzione invece devono essere utilizzati con erba tritata, che va pressata all'interno del serbatoio di riscaldamento. In questi modelli il materiale entra direttamente in contatto con la serpentina di riscaldamento, che raggiunge la temperatura desiderata in pochi secondi, permettendo di aspirare immediatamente il vapore. Si tratta di un processo molto più semplice e rapido rispetto alla vaporizzazione a convezione e anche il costo di questi modelli è molto inferiore a quello dei vaporizzatori a convezione. Alcuni hanno poche impostazioni di temperatura, mentre i modelli più tecnologici offrono dei controlli più precisi e permettono di scegliere la temperatura giusta per estrarre terpeni e cannabinoidi.

Purtroppo però la maggior parte dei vaporizzatori a conduzione non riscalda l'erba essiccata in modo uniforme. Il materiale vegetale più vicino alla serpentina si riscalda prima, rilasciando immediatamente le molecole attive, mentre l'erba più lontana dal calore resta quasi intatta. Per evitare sprechi, è importante aprire il serbatoio diverse volte nel corso della sessione e per mescolare l'erba all'interno. Di solito il vaporizzatore a conduzione è piccolo e portatile. Alcuni modelli devono essere collegati ad una presa elettrica, ma quasi tutti sono alimentati da batterie ricaricabili.

E adesso: a voi la scelta!

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