THC Vs CBD. Proprietà, differenze e peculiarità.

THC Vs CBD. Proprietà, differenze e peculiarità.

 THC e CBD sono due sigle molto conosciute e spesso associate fra loro: per esempio sappiamo che quando si parla di THC e CBD si parla sempre e comunque di cannabis. E fin qui è tutto chiaro. Ma mentre sono abbastanza diffuse le conoscenze di fondo in merito al THC, le idee sono meno chiare quando si parla di CBD; eppure i consumatori di THC hanno assunto anche CBD, anche se forse a loro insaputa! Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza sulle analogie e differenze fra queste due sostanze, tanto per non… fare di tutte le erbe un fascio.

 

Cos'è Il Thc?

Innanzitutto le sigle: THC è la formula chimica del Delta-9-tetraidrocannabinolo, e CBD sta invece per cannabidiolo.

Come suggerisce l’omofonia, i due sono parenti stretti perché entrambi fitocannabinoidi, ovvero due fra i numerosi composti chimici presenti nelle varie specie del genere cannabis (a titolo di esempio basti pensare che nella sola cannabis sativa si contano circa una settantina di composti chimici attivi).

Il THC è certamente il più noto fra i principi attivi della cannabis:

è una sostanza psicotropa, ovvero in grado di modificare lo stato psico-fisico di un soggetto (percezione, umore, stato di coscienza, comportamento ecc.). E’, in parole povere, il responsabile del cosiddetto “high”, l’insieme dei ben noti effetti della marijuana sul consumatore: euforia, rilassamento, appesantimento, appetito eccetera.

L’effetto è dovuto al fatto che quando il THC entra in circolo, si lega ai recettori delle cellule nervose; nel momento in cui avviene questa interazione tra THC e cervello viene rilasciata dopamina. Gli effetti del THC possono durare più di due ore e vengono percepiti dopo circa 10-30 minuti dall'assunzione. Tutto comunque dipende dalle concentrazioni di THC presenti nella pianta, anzi: sono proprio queste concentrazioni a fare da spartiacque fra specie di cannabis bandite e altre la cui coltivazione è permessa. Infatti è proprio a causa di questa alterazione dello stato di coscienza che il THC è di fatto illegale nella maggior parte dei Paesi del mondo.

Allo stesso tempo, tuttavia, le ricerche sul THC hanno portato alla luce alcune sue interessanti proprietà che fanno pensare a possibili applicazioni terapeutiche e che hanno spinto alcuni Paesi a eliminarlo dalla lista dei farmaci proibiti: è il caso di alcuni Stati degli USA, del Canada, e di alcuni Paesi europei che hanno avviato una sperimentazione tesa all’inserimento della cannabis fra i rimedi medici disponibili sotto prescrizione. E’ stato infatti dimostrato che il THC può agire efficacemente contro malattie croniche e disturbi di varia natura (fra cui asma e glaucoma), stimolando l’appetito, offrendo sollievo e riducendo i dolori nei casi in cui i farmaci convenzionali non possono essere utilizzati per i loro effetti collaterali dannosi.

 

Cos'è Il Cbd?

E ora prendiamo in analisi il CBD: la sua principale differenza dal THC (e -diciamolo- il motivo per cui è a lungo rimasto nell’ombra del “fratello maggiore”) è che il CBD non è un composto psicoattivo: non altera i sensi o lo stato di coscienza in misura sostanziale, insomma: non “sballa”. Questo suo aspetto lo ha reso particolarmente interessante per la comunità scientifica, e per lo stesso motivo non è soggetto ad alcuna restrizione legale: nessun Paese vieta il consumo di CBD (con l’eccezione del Regno Unito, dove il CBD rientra tra le droghe schedule-1 e quindi, tecnicamente, illegale), e attualmente lo si trova in commercio soprattutto nelle forme di caramelle o gomme da masticare, creme e concentrati liquidi (che tuttavia non devono avere un contenuto di THC superiore allo 0,05%).

Benché la ricerca medica in merito sia tuttora tarata dal pregiudizio che accomuna THC e CBD, quest’ultimo ha già dato prova di essere un composto ricco di proprietà.

Il CBD è infatti in grado di interagire con le cellule ricettrici, aumentando la risposta del sistema nervoso umano. Si tratta, inoltre, di un efficace inibitore naturale. Queste virtù ne fanno un ottimo alleato nel trattamento di varie forme di schizofrenia, disturbo d’ansia sociale e depressione.

Sul piano prettamente fisiologico, invece, si è dimostrato efficace contro emicranie, spasmi muscolari, infiammazioni e artriti. Un suo punto di forza dal punto di vista dell’impiego medico è la possibilità della sua somministrazione senza andare incontro agli effetti collaterali inevitabilmente indotti (e non necessariamente desiderati) dal THC: alterazione dei sensi, sensazione di appesantimento, letargia.

E’ proprio su queste basi che una parte della comunità scientifica spinge per terminare la ricerca di tutte le sue caratteristiche: passo necessario per poterlo definitivamente ascrivere alla categoria dei farmaci.

Il CBD influisce anche sugli effetti del THC potenziandone l'efficacia analgesica e prolungandone la durata di azione, e al tempo stesso ne riduce gli effetti collaterali su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea. Non è un caso che alcuni fra coloro che utilizzano marijuana o derivati a scopo ricreativo ne accompagnano l’assunzione a piccole dosi di CBD per “ammorbidirne” l’effetto e attenuarne i picchi indesiderati.

Insomma, con un po’ di disinvoltura si potrebbe dire che il CBD è il “fratello assennato” del THC, e se per alcuni aspetti sono simili, per altri aspetti sono quasi agli antipodi: il THC può infatti occasionalmente indurre stati di ansia o paranoia (soprattutto su assuntori sporadici), mentre come detto il CBD è un anti psicotico. A seguito di una somministrazione sperimentale di THC e CBD alternativamente su cento trentaquattro soggetti per verificarne gli effetti psicotomimetici, nessuno dei volontari ha lamentato sintomi associabili ad ansia o paranoia mentre si trovava sotto l’effetto del CBD.

Un’altra differenza radicale è che mentre uno dei principali motivi per cui molte persone fanno uso di marijuana è la sua proprietà soporifera, il CBD invece ha un effetto più leggero, attenuato e in certi casi può ridurre anche gli effetti dell’insonnia, sono le varietà con alte concentrazioni di THC a provocare sonnolenza a chi le assume, caratteristica meno pronunciata in quelle varietà con livelli bassi di THC o alti di CBD.

Proprio le loro differenze hanno indotto e stanno inducendo molti coltivatori a selezionare piante di Cannabis con percentuali di CBD elevate e basso contenuto di THC.

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