Come diventare rivenditore di cannabis light

Come diventare rivenditore di cannabis light

Il business della cannabis light sta dilagando, tanto da essersi addirittura meritato un nome tutto suo: cannabusinnes. Il cannabusiness è ormai una realtà imprenditoriale. Un mondo da tenere in considerazione se si vuole investire in un progetto potenzialmente redditizio. I negozi specializzati in cannabis light e in canapa alimentare sono cresciuti in maniera esponenziale. Arrivando a 713 secondo il censimento 2018 di Magica Italia. Prima e unica guida italiana della rivista Dolce Vita dedicata al mondo della cannabis.

Rispetto al 2017 si confermano sul podio Roma, Milano e Torino, ma scende l'Emilia Romagna e cede il secondo posto al Lazio, che nel 2018 ha registrato 63 nuove aperture. Exploit di Verona e Rimini che triplicano i loro numeri del 2017, passando rispettivamente alla sesta e settima posizione della classifica. La regione Veneto sale di sei posizioni aggiudicandosi il quarto posto.

Quella della canapa legale è una nuova frontiera, che in questi anni ha attratto migliaia di italiani. Secondo Coldiretti il giro d'affari stimato è di oltre 40 milioni di euro, che si sviluppa sia nei negozi veri e propri che su internet. Non si tratta solo di una piccola rivoluzione a livello culturale, ma della nascita di un vero e proprio settore commerciale, sia a livello agricolo che a livello di distribuzione. Nel giro di 5 anni sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa (per vari usi, non solo per la versione "light").

Dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018, sempre secondo Coldiretti. Pur essendo un prodotto “per uso tecnico, non atto alla combustione” (così si legge nel testo di legge) la Cannabis Light ha registrato un notevole successo da quando è stata commercializzata.


Cos'è un growshop?

Per growshop si intende un negozio specializzato in articoli e attrezzature per la coltivazione e il giardinaggio, con un occhio di riguardo al mondo della canapa. Tra questi ci sono gli headshop, negozi in cui si vendono principalmente articoli per fumatori, come accendini, posaceneri, cartine, cilum, narghilè, bong e vaporizzatori. Gli hempshop, che trattano per lo più articoli e prodotti derivati o realizzati con la canapa, dall'abbigliamento fino ai cosmetici e agli alimenti, oltre a libri e riviste a tema. Gli smartshop, che distribuiscono sostanze psicoattive legali come integratori o composti di origine naturale e sintetica. I seedshop, che vendono semi di cannabis a scopo collezionistico.

Non sempre i growshop sono così definiti nella loro identità commerciale. È frequente che nello stesso negozio si vendono prodotti a base di cannabis e anche semi o prodotti per fumatori. Soprattutto laddove il business non è ancora decollato, si tende ad offrire un servizio più completo, creando dei luoghi che diventano piccoli universi dedicati alla canapa.

Investire in un growshop, però, è molto più che aprire un negozio qualsiasi. Aprire un growshop vuol dire affrontare a muso duro il proibizionismo. Vuol dire prendere posizione in maniera pubblica e chiara, ma soprattutto vuol dire diventare un punto di riferimento per i consumatori di cannabis della zona. Soprattutto in provincia o nelle piccole città, un luogo dove fare informazione e confrontarsi sul tema.


Aprire un growshop: le autorizzazioni

La cannabis light è considerata un prodotto del settore alimentare. Perciò non è sottoposta a monopolio né richiede particolari autorizzazioni per la vendita. Chiunque voglia può aprire un growshop, seguendo un iter identico a quello necessario per l'apertura di qualsiasi altro negozio.

Occorre partire che le necessarie autorizzazione amministrative, presso il comune di riferimento. Bisogna ovviamente aprire una partita IVA e iscriversi al Registro delle Imprese, all’INPS e all’INAIL.

La location è importantissima: deve essere in un punto di passaggio, e abbastanza grande per poter allestire un'esposizione curata e varia. Deve essere un locale a norma per igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza. Una volta scelta la location si può pensare all'insegna, che – per essere esposta – richiede un'autorizzazione dal comune.


Aprire un growshop: i prodotti

Nonostante il cannabusiness sia perfettamente legale, i rivenditori di cannabis light sono sempre sotto la lente d'ingrandimento delle forze dell'ordine. È importante scegliere con cura i propri prodotti, per due motivi:

  1. Un negozio è fatto principalmente dai prodotti che vende. Scegliere con cura la merce è già un modo per costruirsi un'identità, un'immagine pubblica che sia coerente con gli obiettivi aziendali.
  2. Bisogna presentare nel proprio comune una certificazione che attesti che tutti i prodotti venduti all'interno del growshop rispettano le normative italiane attuali in materia di canapa. È importante essere sicuri al 100% di quello che si sta vendendo. La legge per chi trasgredisce ai limiti di THC e CBD contenuti nei prodotti è molto severa.

La normativa su questo tema è in continuo aggiornamento, quindi prima di aprire un growshop è bene rivolgersi allo Sportello Unico per le Attività Produttive, chiedendo tutte le informazioni necessarie. Un adempimento ulteriore è previsto per chi intende vendere alimenti e bevande a base di canapa. Prima di dare avvio all’attività commerciale, infatti, è necessario aver completato il corso SAB (Ex REC).

Sarebbe bene scegliere prodotti di poche aziende e creare con esse relazioni stabili e durature, cercando di fidelizzare i propri clienti. Tuttavia all'inizio è meglio proporre un'offerta più ampia. Selezionando prodotti diversi per azienda e tipologia, in modo da testare il gusto dei propri clienti. Conoscere la clientela è molto importante per chi intende lanciarsi in questo business. L'uso di cannabis è molto personale, come personali sono i gusti e le preferenze in materia.


Aprire un grow shop: i costi

Per diventare rivenditore di cannabis legale vi servirà un po' di disponibilità economica. Tra autorizzazioni, location e magazzino sarà necessario un investimento di almeno 30mila euro. Molto dipende dal settore di vendita e quindi dal costo dei prodotti da acquistare, ma in media l’investimento iniziale si aggira su questa cifra.

Se non avete tutta questa disponibilità economica o comunque non volete investire così tanto, potete rivolgervi ad aziende che aprono punti vendita in franchising su tutto il territorio nazionale. Diventare rivenditore di cannabis light legale in franchising permetterà di ridurre l’investimento iniziale di circa il 50% (15mila euro). Beneficiando della competenze e dell’assistenza commerciale di chi ha già intrapreso questa attività da molto tempo.



Ho aperto un growshop. A chi posso vendere?

La canapa light è vendibile in Italia grazie alla legge 242/2016. Una legge che legalizza la coltivazione e la vendita di una varietà di cannabis sativa che contiene gli stessi principi attivi della marijuana tradizionale, ma in percentuali diverse e molto ridotte. I principi attivi contenuti nella cannabis light sono il THC, che è il responsabile dell'effetto psicoattivo della marijuana e causa il cosiddetto “high”.

Il cannabidiolo, abbreviato in CBD, è probabilmente il composto chimico più famoso della pianta di cannabis. Questa molecola ha la capacità di amplificare e regolare gli effetti del THC e degli altri cannabinoidi. Le infiorescenze di cannabis light sono vendute solo per usi tecnico, a scopo collezionistico e di ricerca scientifica, e quindi assolutamente non per essere fumati.

Possono essere acquistati solo da persone maggiorenni in possesso di un documento di identità. La marijuana light deve essere venduta in confezioni sigillate. La cui etichetta deve riportare i risultati delle analisi di laboratorio che attestino la presenza di THC e CBD nelle quantità consentite e la dicitura “solo per uso tecnico”. Chiaramente è vietata la vendita ai minorenni.

 

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