Cannabis: come e quanto annaffiare?

Cannabis: come e quanto annaffiare?

Veder crescere una pianta, curarla, annaffiarla e prendersene cura, giorno dopo giorno, fa bene  all'umore. Vale per tutte le piante, certo, ma la soddisfazione che deriva dal coltivare la cannabis è impagabile. Coltivare piante di marijuana non è un'impresa impossibile: occorre conoscere poche regole e rispettarle, ascoltando la pianta e imparando a comprenderne i bisogni. Non è difficile, ma occorrono pratica e pazienza; partite dal presupposto che, come in tutte le cose, molto probabilmente la vostra prima semina non sarà la migliore!

Per coltivare al meglio la cannabis bisognerà tenere sotto controllo alcuni fattori, fondamentali per la buona riuscita dell'operazione: aria, luce, substrato, sostanze nutritive e acqua. Si tratta di parametri che acquisiscono più o meno importanza in base al tipo di coltivazione scelta. Ad esempio, la luce assume una posizione fondamentale se pensiamo alle coltivazioni indoor, e ovviamente parliamo di luce artificiale; l'intensità, lo spettro e la posizione della lampada giocano un ruolo importante per il vigore generale della pianta. Manipolare il fotoperiodo in ogni fase del ciclo di crescita è essenziale per la buona riuscita sia della fase vegetativa che della fioritura.

L'irrigazione è uno dei grandi dilemmi del coltivatore alle prime armi, è il primo problema che ci si pone davanti ed è quello di più facile soluzione, ma sbagliare qualcosa può portare al fallimento dell'intera impresa. Le piante di Cannabis possono essere innaffiate a mano o irrigate con avanzati impianti automatizzati. L'apporto d'acqua dev'essere sempre controllato e bilanciato, anche nelle coltivazioni outdoor. Come molte altre piante, la Cannabis ha bisogno che, sia l'acqua che riceve, che il terreno in cui affonda le radici siano ad un preciso pH, che deve essere costantemente monitorato e regolato dal coltivatore.

Coltivazione in terra o idroponica?

Scegliere di far crescere le proprie piante in vaso o in un impianto idroponico cambia di molto le modalità e i tempi di irrigazione. Facciamo un po' di chiarezza sulle due tipologie coltivazioni.

La coltivazione in terra è quella più immediata, più vicina alle abitudini di un coltivatore alle prime armi e, di certo, meno impegnativa dell'idroponica. Richiede tempi più lunghi della coltivazione idroponica, ma pare che dia al prodotto finale un sapore migliore.

Se si coltiva indoor oppure all'aria aperta, il suolo deve soddisfare requisiti leggermente diversi.

Il miglior suolo per la coltivazione indoor è il terriccio specifico per la coltivazione delle piante di cannabis. In commercio si trovano una vasta gamma di opzioni di alta qualità, organiche e prive di sostanze chimiche. I super-suoli rimangono forse la migliore soluzione per la coltivazione indoor, dato che offrono il giusto equilibrio di carbonio, azoto, fosforo e molte altre sostanze nutritive utili.

Se coltivate all'aria aperta, bisogna invece usare un terreno già esistente in natura. I tre principali tipi di suolo sono sabbioso, argilloso e limoso. Il terreno è quasi sempre una miscela di questi tre suoli, quello che cambia è il rapporto tra le quantità. A seconda delle loro proporzioni, si ottengono diversi gradi di qualità. Quando si coltiva all'aperto, l'unica opzione è quella di scavare un buco abbastanza grande e usare un super-suolo organico.

Quanto all'irrigazione è fondamentale che il terreno abbia un buon drenaggio, per allontanare il rischio di far marcire le radici in caso di eccessiva irrigazione.

Se invece si sceglie di utilizzare un sistema idroponico, si sta scegliendo di utilizzare l'acqua come unico substrato colturale della pianta. La coltivazione idroponica permette di tenere sotto controllo tutti i parametri nutrizionali della pianta, di ottenere raccolti più abbondanti e di solito anche più veloci. Le radici vengono sospese su speciali griglie posizionate all'interno di vasi o secchi, oppure possono fuoriuscire dalla lana di roccia adottata per la coltivazione. Al di sotto delle radici scorre una soluzione acquosa ricca di nutrienti che, goccia dopo goccia, soddisfa tutte le esigenze nutrizionali delle piante, mantenendole in piena forma. I sistemi idroponici offrono moltissimi vantaggi, soprattutto a chi vuole controllare in maniera rigorosa i parametri della coltivazione.


Coltivazione in terra: quando innaffiare?

Che si scelga la coltivazione idroponica o quella in terra, l'acqua resta un elemento fondamentale per la crescita e la fioritura della pianta. Ci sono pareri discordanti sul miglior momento per innaffiare una pianta di Cannabis e su come seguire un piano di irrigazione corretto e bilanciato. Alcuni coltivatori sostengono che il momento migliore per irrigare sia al mattino, perché l'acqua viene assimilata con più facilità in presenza di luce. Secondo altri, l'irrigazione notturna contribuisce ad aumentare l'umidità del suolo, creando l'habitat perfetto per muffe e funghi.

Indipendentemente dall'ora in cui si irrigherà, è importante conoscere alcuni pratici trucchi per determinare la quantità d'acqua richiesta dalle pianta in crescita. Una delle pratiche più diffuse per riconoscere il miglior momento per innaffiare è immergere il pollice nel terreno e verificarne il tasso di umidità. Si tratta di una tecnica sicura e valida per evitare di eccedere con l'acqua. È sempre meglio dare meno acqua che rischiare di darne troppa, perché le radici della pianta di cannabis hanno bisogno di ossigeno per respirare e l'eccesso di umidità può danneggiare le piante e farle marcire. Se si coltiva in vaso sarà sufficiente sollevarlo per capire se è il momento di irrigare la pianta: se il vaso risulterà pesante, vuol dire che la terra è ancora bagnata; se al contrario sembrerà leggero, vuol dire che la terra è secca ed ha bisogno di acqua.


Come innaffiare la pianta di cannabis?

La marijuana è una pianta che predilige innaffiature abbondanti, ma non troppo frequenti. Un ottimo sistema per irrigare le piante di Cannabis è aggiungere acqua nelle parti inferiori del suo substrato. In questo modo si riusciranno a controllare con maggiore precisione le esigenze idriche delle piante. Un modo facile per farlo prevede di riporre i vasi in un contenitore pieno d'acqua, cosicché l'acqua venga assorbita e spinta verso l'alto, dove le radici avranno il compito di assimilarla.

Le radici delle piante assorbono acqua seguendo il principio dell'osmosi: cercano costantemente l'equilibrio tra la quantità d'acqua contenuta nelle radici e quella presente nel substrato esterno. Una volta raggiunto l'equilibrio, le piante interrompono il processo di assorbimento. Quindi, se dopo 30 minuti il vostro contenitore è ancora pieno acqua, vuol dire che la vostra pianta di Cannabis ha già soddisfatto le sue esigenze idriche. Se, invece, le piante dovessero assorbire tutta l'acqua, allora bisogna aggiungerne altra ed aspettare qualche minuto. In ogni caso è importante rimuovere gli eccessi d’acqua dal sottovaso.

Irrigare le piante dalla parte inferiore stimola le radici ad andare verso il basso, alla ricerca d'acqua, favorendo una crescita molto più sana. La maggior parte dei coltivatori moderni innaffia dalla parte superiore, mentre quelli più professionali preferiscono procedere dal basso.

Se nella fase vegetativa è fondamentale dare alla pianta tutta l'acqua di cui ha bisogno, nelle ultime settimane del ciclo di vita della Cannabis bisogna stare attenti a non esagerare.


Irrigazione eccessiva

Se la quantità d'acqua è eccessiva e il suo apporto è troppo frequente, la pianta rischia di morire perché le radici non ricevono sufficiente ossigeno per sopravvivere. Per questo è importantissimo seguire un piano di 'irrigazione bilanciato: aggiungere acqua solo in situazioni di carenza idrica permette all'aria di circolare liberamente nella terra e alle radici di assorbire tutto l'ossigeno di cui hanno bisogno. L'apparato radicale delle piante ha bisogno di ossigeno per avviare la propria respirazione cellulare e se l'ossigeno viene a mancare per troppo tempo le cellule delle radici sono destinate a morire, portando alla morte dell'intera pianta. Se le radici sono danneggiate, la pianta non è più in grado di assorbire acqua e sostanze nutritive dal terreno, e va incontro alla morte.

Se hai dato troppa acqua alle tue piante di cannabis potresti essere ancora in tempo per rimediare! Per fortuna l'eccesso d'acqua è facile da riconoscere. In questi casi la pianta smette di avere un aspetto sano, sembra quasi che stia per appassire. Il coltivatore poco esperto ha sempre paura di non aver irrigato abbastanza, ma in questo caso è facile accorgersi del contrario, perché il terreno risulterà zuppo, dato che la pianta ha smesso di assorbire acqua. Purtroppo, l'unico rimedio, oltre ad aspettare che si asciughi il substrato, è trasferire la pianta in un altro vaso contenente terriccio nuovo ed asciutto. Se il marciume radicale si fosse già insediato, bisogna eliminare tutte le aree danneggiate prima di trapiantare. Poche aziende offrono soluzioni per i problemi radicali. In alcuni casi, i funghi benefici o i batteri simbionti possono evitare l'insorgere di questi problemi.

Per essere un buon coltivatore di cannabis bisogna conoscere poche ma fondamentali regole, e rispettarle con attenzione. È importante conoscere la pianta e il suo comportamento e – in caso di dubbi – confrontarsi con altri coltivatori o con il personale del proprio grow shop di riferimento. Oggi ci sono moltissimi siti e blog che dispensano consigli utili e non è difficile reperire materiale informativo tecnico, come libri e riviste di settore.  The Marijuana Outdoor Grower's Guide di T. Oner è un libro molto dettagliato, che fornisce consigli importanti a chi si approccia al mondo del growing.  

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