Cucinare fiori di cannabis light

Cucinare fiori di cannabis light

La cannabis light offre senz’altro una gamma estremamente variabile di pietanze o bevande, ma tutte prive di effetti psicotropi. Dal momento che la canapa light legalmente reperibile deve attestarsi su un THC 0,2%.
E queste pietanze e bevande non sono poche, a ben guardare. Anche perché le cannabis sativa e indica non hanno tardato ad attirare l’attenzione dell’homo sapiens.


L’uso di Cannabis nella storia

In seguito al ritrovamento di alcuni semi fossilizzati in una grotta in Romania, sappiamo infatti che la cannabis ha fatto parte della storia dell’uomo a partire perlomeno dal Neolitico.
Ed è noto che fino all’avvento del proibizionismo, che ha toccato in vari gradi e in periodi storici diversi gran parte dei Paesi del mondo, l’uomo ha sfruttato le sue numerose qualità.
Per millenni dalla canapa abbiamo ricavato carta, stoffe, corde, concimi, medicinali, cosmetici, saponi, mattoni, rivestimenti, combustibili.

Nel 1909 addirittura Henry Ford volle farne un uso tecnico tout court, e avviò la produzione della leggendaria Ford T. Concepita per essere costituita al 60% di canapa. Con motore alimentato a etanolo di canapa. E se non fosse intervenuto il proibizionismo a scoraggiare questo visionario la storia dell’umanità sarebbe stata senz’altro diversa. E probabilmente migliore.


Ora: non è pensabile che dopo tutta questa sperimentazione in ambiti così disparati (cannabis terapeutica, canapa industriale, ecc..) l’uomo non abbia tentato di trovare per questa versatile pianta un qualche uso alimentare. E così è stato, infatti.


Semi di Cannabis

I semi della canapa hanno costituito per moltissimo tempo una risorsa irrinunciabile per molte gastronomie orientali (la cucina nepalese soprattutto, ma anche di alcune zone dell’odierna Russia).
Essi venivano macinati e impastati per ricavare una specie di farinata. Che si rivelò un ottimo alleato in aree geografiche il cui clima presentava il rischio di frequenti carestie. Dalla farina ottenuta dalla macinazione del seme si poteva preparare anche una pasta molto simile come consistenza a quella di grano tenero, benché di colorazione più scura.

I semi di canapa sativa hanno un valore nutrizionale sbalorditivo! Con pochi termini di paragone nel regno vegetale, offrendo così un ricchissimo ed economico nutrimento. Per essere più specifici e dare un’idea dell’apporto nutrizionale sarà sufficiente dire che tutti i prodotti alimentari a base di canapa sono un concentrato di vitamine. Ma anche proteine e grassi rigorosamente insaturi. 


La cannabis in cucina

La lenta ma apparentemente progressiva marcia indietro in materia di proibizionismo e il conseguente dissolversi dell’alone di “tabù” che circonda la cannabis, hanno incoraggiato l’uomo a riappropriarsi di questa pianta anche in cucina. Assecondando la tradizione o piegandola al mutare dei gusti e delle esigenze.


Oltre a questi aspetti è da menzionare l’indubbia presa di coscienza “globale” sulle implicazioni fra l’alimentazione la salute, l’ambiente e le scelte etiche. Ecco che la canapa diventa dunque uno strumento prezioso per integrare e migliorare la propria nutrizione, o per aggirare intolleranze alimentari senza rinunciare a determinate pietanze.


Ma è anche una solida alternativa per chi sceglie di rinunciare al consumo di proteine o derivati animali. Vegani e vegetariani in particolare. E forse addirittura una piccola arma per chi vuole lanciare un messaggio alle multinazionali del business legato all’industria alimentare. Incoraggiando e scegliendo le molte piccole realtà legate alla produzione di alimenti ricavati appunto dalla coltivazione e lavorazione della canapa.

Fra i vantaggi di un impiego della canapa in cucina c’è infatti anche quello che sperimentare è divertente. Ma non necessario. In molti casi basta sostituire le sue cime, i semi, l’olio e la farina alle cime, semi, olio o farina di altre piante da sempre utilizzate in cucina. E il gioco è fatto. E dunque questi ingredienti entreranno a far parte di gastronomie locali che hanno già una tradizione affermata. Diversificando ulteriormente i possibili impieghi.

In sintesi, non sta nascendo un “ricettario mondiale” di pietanze a base di cannabis. La cannabis sta semplicemente penetrando in tutte le gastronomie locali. Soppiantando o affiancando alcuni ingredienti tradizionalmente usati. 

Il seme, tanto per cominciare. A differenza dei vari sottoprodotti ricavati dalla raffinazione, il seme non viene lavorato e mantiene inalterate tutte le sue proprietà organolettiche, e ha diverse potenzialità di impiego. Nella maggior parte dei casi si parla di semi decorticati, privati cioè della loro buccia, piuttosto coriacea. Questi possono essere così utilizzati per cucinare zuppe o come integratore negli snack sotto forma di barrette energetiche.
Ma il seme ha trovato un nobile utilizzo anche in pasticceria, dove può rappresentare un valido sostituto delle mandorle. Sia intero che macinato a crudo e successivamente amalgamato all’impasto come una qualunque farina grezza.


Olio di Cannabis

L’olio di semi è un altro prodotto ricco di proprietà. Viene ottenuto tramite spremitura a freddo e presenta una colorazione verde intensa perché molto ricco di clorofilla. E’ ricco anche di grassi insaturi, dal sapore simile alla nocciola, è molto più delicato dell’olio d’oliva. Ha un punto di fumo molto basso e non è quindi raccomandabile per la cucina a caldo o tantomeno la frittura.

Ma è ottimo per il condimento a crudo di insalate o altro, il che consente uno sfruttamento totale delle sue proprietà. Tende tuttavia a irrancidire con facilità, e una volta aperta la bottiglia o la lattina va conservato in frigorifero.


Farina di Cannabis

La farina che si ricava dai semi è priva di glutine, e questa gradita peculiarità ne consente il consumo anche a chi è affetto da celiachia. Il suo basso contenuto calorico la rende anche particolarmente raccomandabile a chi intraprenda una dieta: può infatti essere usata nella preparazione di qualunque impasto, dolce o salato. Dalla pasta ai biscotti passando per pane e focacce.
Va sottolineato però che a causa della sua “debolezza” negli impasti la farina di canapa può essere sfruttata solo come farina da taglio in percentuale (non oltre il 20%). Da utilizzare al posto di altre farine. Per lo stesso motivo vanno tenuti in conto tempi di lievitazione più lunghi. Semi olio e farina sono anche ricchi di Omega 3 e 6. Acidi grassi essenziali, responsabili dell’integrità delle membrane cellulari dell’organismo.


Cucinare fiori di Cannabis light

Naturalmente anche i fiori di canapa possono essere utilizzati. Dalle cime si possono infatti ottenere altri interessantissimi prodotti, ma è necessario fare una piccola digressione. Sappiamo che nelle cime è contenuto in massima parte il CBD, principio attivo responsabile dell’effetto “rilassante” potenzialmente offerto dalla pianta. Senza effetti collaterali. E dal momento che le cime presentano concentrazioni anche elevate di CBD è possibile gustare prodotti che ne mantengano inalterati gli effetti e li trasmettano al consumatore. Le cime hanno un sapore fresco, molto deciso e peculiare. Ci si possono fare birre, cocktail, frittate, risotti, tisane e anche il burro.

Attenzione, però: non tutti i prodotti che contengono cime sfruttano il CBD contenuto, per il semplice motivo che è necessario un previo processo di decarbossilazione. La trasformazione del CBDA in CBD, ottenuta tramite l’esposizione ad alte temperature. In caso contrario, otterremo una qualche gustosissima pietanza ma priva di effetti.

Partendo quindi da infiorescenze di canapa con alte percentuali di CBD (con piccole % di principio attivo thc) è possibile ottenere prodotti che ne preservino gli effetti. Una previa bollitura o “cottura” al forno permettono di ottenere ottime tisane rilassanti e concilianti del sonno. Ma anche sciroppi, cocktail con lime. O la base di partenza per la preparazione di un burro alla canapa light sorprendentemente efficace.


Buon appetito!

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