La micro coltivazione della cannabis: trucchi e segreti.

La micro coltivazione della cannabis: trucchi e segreti.

Una premessa d’obbligo.


In questo spazio ci occuperemo di micro coltivazione di cannabis, ovvero di coltivazione di un numero limitato di piante di cannabis in ambienti ridotti. Una coltivazione domestica, casalinga, per così dire.


In Italia, può essere il caso di ricordarlo, la Legge (DPR 309/90) vieta la coltivazione cannabis che sviluppi un contenuto di THC superiore allo 0,6%. Dallo 0,6% in su si ritiene che la cannabis possa indurre un effetto psicoattivo nel consumatore e quindi viene ufficialmente considerata marijuana, la cui coltivazione è un reato penale con pene che vanno dai due fino ai sei anni di carcere.

Diversa è la situazione della cannabis light, la cui regolamentazione è proprio in queste ultime settimane materia di dibattito politico e pubblico. Attualmente è consentita la coltivazione di semi regolarmente acquistati in uno store autorizzato, ma è bene mantenersi aggiornati per non incappare in spiacevoli novità proprio quando si era deciso di tentare una coltivazione in proprio. Ignorantia legis neminem excusat!


Detto questo, per dirla in parole povere “la pianta, quella è” ovvero: la cannabis è cannabis e le indicazioni per una coltivazione efficace restano pressoché le stesse, che si tratti di cannabis light o della cugina psicoattiva.



Due regole per la cannabis light


E, nella maggior parte dei casi, di motivi per coltivarsela in casa ce ne sono tanti! Posto che i prodotti a base di CBD regolarmente in commercio (dall’olio alle compresse) hanno raggiunto ormai un’altissima qualità, sono comunque molti coloro che dopo averne provato i benefici vogliono cimentarsi in una produzione autoctona, per hobby o semplice sfizio. Un po’ come chi ha gustato dei buoni ortaggi e brama un suo orticello, come si suol dire: vuoi mettere la soddisfazione?


Per chi intendesse coltivare autonomamente cannabis light, specifichiamo subito i due unici obblighi semplici ma indispensabili per evitare malintesi con la legge.

Primo: è necessario conservare la targhetta che vi verrà consegnata nel vostro cannabis store di fiducia, con le specifiche circa la tipologia dei semi che avete acquistato. I nomi dei semi la cui coltivazione è considerata legale sono più di cinquanta! E sono chiaramente indicati nel sito ufficiale della Comunità Europea, nel database delle varietà di piante ammesse alla coltivazione (dieci delle quali sono italianissime!).
Il cartellino va conservato per un periodo di un anno almeno, per poterlo esibire in caso di controlli e poter dimostrare la legittimità della vostra coltivazione. Per lo stesso motivo (punto due) dovrete conservare la ricevuta d’acquisto (o fattura) per certificare l’autorizzazione alla vendita del gestore del cannabis store a cui vi siete rivolti. Fine delle regole.


La micro coltivazione presenta notevoli vantaggi: una pianta di cannabis fornisce un quantitativo di cime notevole, per il fabbisogno di una singola persona, e a differenza delle grandi coltivazioni all’aperto, la micro coltivazione consente di seguire con cura ogni singola pianta e intervenire tempestivamente in caso di problemi. Inoltre, il ridotto numero di piante e la loro collocazione a distanze ottimali le rende pressoché immuni dalla trasmissione di muffe o parassiti da pianta a pianta. Ed ora: qualche consiglio per seguire le nostre piante durante il ciclo di vita, dal seme al fiore.


Come coltivo la mia pianta di cannabis?


Prendiamo il caso di chi volesse partire da zero, ovvero: acquistare i suoi semi da un rivenditore e tornarsene a casa semplicemente con una bustina.
Per prima cosa si dovrà disporre i semi su un piatto, fra due veli bagnati: può essere un tessuto inumidito e ripiegato su se stesso oppure del cotone idrofilo. E’ molto importante badare che l’acqua non contenga cloruro: andrà benissimo acqua del rubinetto fresca, più in generale sarebbe bene utilizzare un’acqua con un PH compreso fra 6 e 7.


Dopodiché collocherete quel piatto in un luogo buio e a temperatura ambiente.
Nel giro di tre giorni circa il guscio del seme verrà perforato e spunterà una piccola radice. Si dovrà dunque interrare il seme nel vasetto prescelto a circa un centimetro di profondità, badando di posizionare la radice rivolta verso il basso.


Per questa prima fase il vaso andrà collocato al riparo dalla luce diretta del sole. Si dovrà quindi irrorare leggermente la terra con un po’ d’acqua, attorno e non sopra al germoglio, che anzi andrà coperto con un coperchio trasparente per creare quello che in gergo tecnico viene chiamato “effetto microserra” ovvero un livello di umidità costante e controllato. Sono piccoli accorgimenti, ma importanti.
A questo scopo tagliate la parte superiore di una bottiglia di plastica e appoggiatela sopra al germoglio a mo’ di cupola: funzionerà alla grande!


Quando il germoglio si sarà liberato interamente del suo guscio spunteranno le prime due foglioline direttamente dal seme. A questo punto si potrà spostare il vaso sotto la luce diretta del sole, facendo però attenzione che il terreno sia sì umido ma non eccessivamente (il germoglio non deve “lessare” al sole). Sarà quindi meglio non esagerare con l’acqua soprattutto in questa fase: sarà sufficiente mantenere umido lo strato superiore del terriccio.
E’ inoltre bene ricordare che durante la crescita vegetativa la radice tende a spingersi verso il basso per assecondare la discesa dell’acqua, quindi si limiterà l’annaffiatura a quando il terreno sarà un po’ asciutto.


Fra la prima e la seconda settimana il piccolo butto (in linguaggio tecnico si chiama semenzale) dovrebbe lentamente e inequivocabilmente trasformarsi nella piantina dalla ben nota forma. Quando lo si riterrà il caso, si potrà procedere a trasferirla in un vaso più capiente, approfittandone per arricchire la terra di sostanze nutritive per la pianta.


Nel volgere di qualche settimana (possono essere due o tre ma anche più) le piante inizieranno il processo di fioritura, grazie al quale sarà possibile individuarne il sesso. La fase della fioritura non ha delle tempistiche infallibili, perché molto dipende dal tipo di pianta, ovvero: dal seme da cui siamo partiti.
Dalle piante femminili germineranno dei peletti (chiamati pistilli), mentre le maschili sono deputate alla produzione del polline. In pre-fioritura un occhio esperto sarà in grado di stabilire il sesso semplicemente analizzando gli internodi dei rami.


E’ indispensabile rimuovere immediatamente tutte le piante maschili prima che le femmine vengano inseminate.


Quest’ultima indicazione riguardo alle piante maschili è del tutto superflua nel caso di acquisto in uno store autorizzato, che vi garantirà l’esclusiva presenza di semi femminili all’interno della busta che state portando a casa.
A questo punto non resta che vigilare sulla crescita delle piante e attendere il completo sviluppo delle cime da parte della pianta, et voilà!


Un’ultima cosa: in seguito alla notevole diffusione del fai-da-te si sono resi disponibili sul mercato avanzatissimi kit di coltivazione indoor, i cui più diffusi sono i grow-box: piccole cabine in tela complete di luci a LED e timer per regolare il ciclo di luce e buio e filtro ai carboni attivi per l’estrazione dell’aria. Queste, unite a genetiche di cannabis selezionate per sviluppare una conformazione bassa e cespugliosa, sono un ottimo alleato per chi vuole crescere cannabis nella stanza degli ospiti.


E per i coltivatori principianti o chi proprio il pollice verde non ce l’ha, esiste addirittura una varietà auto fiorente di cannabis, ovvero la cui fase di fioritura si innesca automaticamente e inevitabilmente dopo tre, quattro settimane dalla nascita.
Insomma: con un po’ di attrezzatura e i semi giusti, micro coltivare cannabis è un gioco da ragazzi (maggiorenni)!

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