Storia della cannabis

Storia della cannabis

Immaginiamo l’uomo alle origini della sua storia, quando l’agricoltura non esisteva ancora e tutta la sua attività consisteva nel cacciare animali e raccogliere i frutti che la terra spontaneamente forniva. È molto facile pensare che in questo mondo selvaggio la cannabis fosse già presente nella vita degli umani.


Primi usi della Cannabis

Forse serviva loro per fabbricare cordami, forse se ne cibavano, forse conoscevano già gli effetti psicotropi indotti dalla sua assunzione. Quel che è certo è che le tracce della sua presenza sono state riscontrate nei più antichi ritrovamenti archeologici. E parliamo di diecimila anni fa. Impronte di fibra di canapa su vasellame, corpi umani inumati con accanto semi di cannabis o altre parti della pianta, frammenti di vestiario: tutto fa pensare che il suo utilizzo fosse diffuso ovunque fin dalla notte dei tempi.

Pianta versatile dai molti possibili usi, viene indicata in antichi documenti ufficiali per le sue proprietà curative. Dall’antica medicina cinese fino alla cultura zoroastriana, passando attraverso i sacri testi della religione induista, i più antichi trattati della medicina ayurvedica, i papiri egiziani e le tavolette degli assiri. La cannabis non manca mai negli elenchi delle piante utili alla salute del corpo e dello spirito.

Viene indicata (grazie ai suoi principi attivi) come “pianta che libera dall’ansia”, sostanza “antidepressiva”, potente anestetico contro il dolore, o semplice “rimedio”. Non manca nemmeno l’indicazione del suo utilizzo come sostanza psicotropa, utile nella ricerca di un’illuminazione, di un’espansione del proprio stato di coscienza, di un ricongiungimento col divino.


Cannabis e misticismo

Nei Veda, i sacri testi della religione induista risalenti a più di tremila anni fa, la cannabis è menzionata come una delle cinque piante sacre. Si dice addirittura che abbia una sorta di angelo custode nelle sue foglie. È indicata come “fonte di felicità, di gioia e di liberazione”, somministrata alle persone “per dilettare i sensi ed eliminare le paure”.

L’uso della cannabis nell’antichità, non è però, come si potrebbe pensare, riconducibile al solo mistico medio oriente. Di cannabis ci parla anche Erodoto, il padre della storiografia occidentale, vissuto in Grecia nel V secolo a.c.; nelle sue Storie ci racconta usi e costumi del popolo degli Sciiti, una popolazione nomade dell’Asia caucasica. In particolare descrive una cerimonia di purificazione eseguita dopo la sepoltura di un re:

“[…] Innalzano tre pali, inclinati l’uno verso l’altro, e vi stendono sopra delle coperte di feltro, che uniscono l’una all’altra più strettamente possibile. Poi, in un vaso posto al centro dei pali e delle coperte, pongono delle pietre arroventate dal fuoco. […]

Di questa canapa, dunque, gli sciiti prendono il seme e, entrati sotto le coperte, lo gettano sulle pietre arroventate dal fuoco. Allora il seme libera un fumo odoroso e produce un vapore tale che nessuna stufa greca potrebbe fare altrettanto; inebriati da questa sauna, gli sciiti lanciano urla di gioia.”


Diffusione della Cannabis

Possiamo quindi pensare che la coltivazione e utilizzo della canapa per uso industriale, medico, religioso e ludico nasca in Oriente ma si diffonda poi anche nel mondo occidentale. Ne troviamo traccia nella civiltà romana nel I secolo d.c. quando Dioscoride, un medico, botanico e farmacista greco che visse a Roma ai tempi di Nerone include la cannabis nel suo famoso erbario. Un secolo dopo la troviamo citata da Galeno, il più famoso medico della Roma imperiale, che ne esalta l’uso per “stimolare il piacere”, e la raccomanda come antidolorifico.

Nell’attuale Gran Bretagna, ancor prima dell’arrivo dei Romani, la cannabis è già coltivata e usata dalle popolazioni celtiche. Nel 1.000 d.c. la parola inglese “Hempe” (canapa), viene scritta per la prima volta in un dizionario. Coltivazione e utilizzo della canapa sono quindi diffuse in Europa per tutto il Medioevo per diversi usi.


Cannabis per usi industriali

Diventa un prodotto strategico per le repubbliche marinare, erano di canapa le cime per gli ormeggi e le vele. L’utilizzo della canapa per la navigazione fa la fortuna dei ricchi proprietari terrieri bolognesi che coltivavano canapa nelle loro terre. La Canapa diventa una delle principali materie prime per la costruzione. I bolognesi saranno  i principali fornitori prima della Serenissima e poi della Marina Inglese.

È proprio in Emilia che questo tipo di coltivazione si diffonde maggiormente e ne rimane ancora oggi traccia sul territorio, punteggiato di piccoli laghi artificiali. Che si possono trovare sparsi nella "bassa bolognese". Questi luoghi erano denominati maceri, in cui le piante venivano immerse per ammorbidire la fibra.



Cannabis e proibizionismo

Nonostante gli innumerevoli utilizzi e la relativa semplicità della sua coltivazione, nel tardo Medioevo la cannabis comincia ad essere considerata una pianta proibita. Sull’onda dell’inquisizione si diffondono i primi divieti, probabilmente a causa del suo effetto psicotropo che non doveva essere del tutto sconosciuto anche agli uomini di quei tempi. I poteri stupefacenti attribuiti alla pianta di canapa portano quindi la Chiesa a prendere una posizione ufficiale: nel 1484, Papa Innocenzo VIII emana una bolla papale che ne vieta l’uso ai fedeli.

La canapa viene definita un mezzo demoniaco attraverso cui poter vivere esperienze mistiche al di fuori di quelle “divine” e comunque non autorizzate da Dio. Nonostante la messa al bando da parte del mondo cattolico, la canapa continua ad essere coltivata nei secoli a venire.

Alla fine del Settecento, è ormai largamente conosciuta e utilizzata in tutto il mondo orientale e occidentale, con una grande preminenza nel Nord America dove è alla base dello sviluppo dell’industria tessile. La maggior parte dei terreni di George Washington erano coltivati a Cannabis e proprio su carta ricavata dalla canapa viene scritta la costituzione americana.

Perfino Napoleone, che probabilmente aveva utilizzato la cannabis indica durante la campagna d’Egitto, è sedotto dalle proprietà antidolorifiche della pianta e pare molto interessato ai suoi spiccati effetti sedativi. La canapa indiana inizia così a circolare tra i banchi delle farmacie francesi e ben presto si diffonde tra i borghesi parigini.

L’effetto del fumo di cannabis è così apprezzato da spingere i più grandi poeti ottocenteschi (Hugo, Dumas, Baudelaire e Gautier) a creare il cosiddetto “club dell’Hashish” , in onore della pianta, fonte di ispirazione. La seconda metà dell’Ottocento è sicuramente il periodo di maggior splendore della canapa.

Non solo per le sue molteplici funzionalità, già conosciute ormai da millenni, ma anche per la grande attività commerciale che ne deriva. Paradossalmente, è proprio a causa di tale importanza economica che la canapa viene sempre più criticata. La controversa pianta viene presa in considerazione come causa della pazzia di alcuni assassini e, più generalmente, come fonte di graduale insanità mentale. Tali prese di posizione si trasformano ben presto in legge, definendone ufficialmente illegale l’utilizzo ed il commercio in molte parti del mondo.

Negli Stati Uniti il colpo di grazia  arriva nel 1937 con il Marijuana Tax Act, un provvedimento legislativo che attraverso pesanti tassazioni e complicazioni burocratiche rende di fatto economicamente improponibile la coltivazione della canapa. Il provvedimento è fortemente voluto dall’allora ispettore del Federal Bureau of Narcotics, Harry Anslinger, uomo ambizioso, razzista e bigotto che così motiva la restrizione:

“Negli Stati Uniti d’America ci sono centomila fumatori di marijuana. La maggior parte di loro sono negri, ispanici, filippini e artisti. La loro musica satanica, il jazz, lo swing, sono il risultato dell’uso di marijuana. La marijuana provoca nelle donne bianche il desiderio di intrattenere rapporti sessuali con negri, artisti e altri.”

Chiaramente, dietro queste prese di posizione ci sono interessi economici da tutelare. C’è la Hearst, casa editrice e produttrice di carta che ha appena effettuato enormi investimenti sulla carta da albero e che sarà la maggiore sostenitrice, attraverso i suoi giornali, della campagna anti cannabis. C’è la DuPont, che ha appena brevettato il nylon, la nuova fibra tessile destinata a sostituire in gran parte le fibre naturali.

La campagna di disinformazione e propaganda proibizionista identifica quindi nella cannabis la causa di molti mali sociali: dagli assassini, al comunismo, al pacifismo, all’infedeltà coniugale, ai rapporti sessuali tra “donne bianche e razze inferiori”. Così la detenzione e l’utilizzo di questa pianta dalla storia millenaria diventa reato in gran parte del mondo moderno.

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