Cannabis light e cannabis terapeutica

Cannabis light e cannabis terapeutica

La marijuana viene coltivata da migliaia di anni, ma nell'ultimo periodo sta conoscendo una nuova e inaspettata popolarità. La pianta più controversa della storia del mondo occidentale è tornata alla ribalta. Dopo l'approvazione di due provvedimenti normativi che ne legalizzano la coltivazione e la vendita sul territorio italiano.

 

Cosa dice la legge

La legge 462 entrata in vigore nel 2016 ha legalizzato la coltivazione e la vendita di cannabis light, una varietà di cannabis sativa che contiene gli stessi principi attivi della marijuana tradizionale. Ma in percentuali diverse e molto ridotte.

I principi attivi contenuti nella cannabis light sono il THC, che è il responsabile dell'effetto psicoattivo della marijuana e causa il cosiddetto “high”, e il cannabidiolo, abbreviato in CBD, è probabilmente il composto chimico più famoso della pianta di cannabis ed ha la capacità di amplificare e regolare gli effetti del THC e degli altri cannabinoidi.

Il decreto ministeriale 9 novembre 2015, che regolamenta l'utilizzo della cannabis a scopo terapeutico. Il D.M. 9/11/2015 non è stato il primo provvedimento riguardante l'utilizzo della cannabis a scopi terapeutici. Da 10 anni in Italia i medici possono prescrivere preparazioni contenenti sostanze attive vegetali a base di cannabis per uso medico. Da prepararsi in strutture preposte. Come già previsto dal Testo Unico sulle droghe 309 del 1990, la sostanza può essere coltivata dietro autorizzazione di un organismo nazionale ad hoc.

È chiaro fin da ora che cannabis light e cannabis terapeutica sono due sostanze completamente diverse. Regolamentate da leggi diverse e destinate a scopi diversi. Purtroppo però la confusione è tanta, e occorre fare un po' di ordine.


I principi attivi

Quando si parla di cannabis light e cannabis terapeutica si fa riferimento alla stessa famiglia. Ma come due fratelli che si somigliano molto, presentano comunque notevoli differenze a livello biologico. Sia per quanto riguarda gli effetti che per quanto riguarda la composizione.

La cannabis light contiene THC e CBD al pari di ogni altra pianta di cannabis. Le percentuali dei due principi attivi sono diverse rispetto a quelle della pianta illegale, e soprattutto sono regolamentate. La canapa legale infatti può contenere concentrazioni di thc fino allo 0,2% (con un margine di tolleranza fino allo 0,6%).

Quantità che esclude il manifestarsi di effetti psicoattivi, garantendo il rilassamento dovuto al CBD e nessun altro effetto collaterale.

La cannabis terapeutica, a differenza della cannabis light contiene invece un quantità di THC che va dal 7% al 22%.  

Provoca un effetto molto diverso rispetto a quello della cannabis light. La cannabis light induce un senso di rilassamento generalizzato, favorendo il sonno. La cannabis terapeutica ha un impatto molto meno blando sul corpo. Che invece percepisce il cosiddetto “sballo” dovuto all'assunzione di THC in percentuali significative.

Le infiorescenze di cannabis light contengono principalmente cannabidiolo, o CBD, una sostanza dalle molteplici qualità benefiche. Il consiglio superiore di sanità e la comunità scientifica tutta continua a studiare le interazioni con il corpo umano. E ad oggi sono già molti gli effetti positivi accertati dalla scienza.

 

Le proprietà del Cbd

-proprietà analgesiche e antinfiammatorie; riduce la percezione del dolore grazie alla sua azione sul sistema endocannabinoide presente nell'organismo umano. I cannabinoidi si legano infatti ai recettori presenti nel cervello e stimolano risposte in diverse zone del corpo. Favorendo meccanismi neurologici benefici.

-proprietà ansiolitiche; è stato dimostrato che mitiga i sintomi associati al Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) e al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Secondo diverse ricerche, il DPTS è generato da una carenza di anandamide nel sistema endocannabinoide umano. Esiste quindi una stretta relazione tra cannabinoidi e sintomi legati ai disturbi d'ansia, che possono essere alleviati con l'assunzione di varietà di cannabis ad alto contenuto di CBD e basso di THC.

-Proprietà antipsicotiche; alcune prove scientifiche suggeriscono che il cannabidiolo aiuta a trattare la schizofrenia ed altri problemi di salute mentale, come il disturbo bipolare.

-Proprietà antiemetiche; gli oli di CBD possono facilmente ridurre questo disturbo, trattando efficacemente i sintomi di rigetto. Gli olii di CBD sono facilmente digeribili, non contengono componenti chimici e non sprigionano i sapori sgradevoli dei normali farmaci antiemetici, ricchi di antiacidi e bismuto.

 

-Proprietà anticonvulsivante; il CBD sarebbe molto efficace nella terapie per trattare alcune forme di epilessia infantile, tra cui la Sindrome di Dravet. Gli studi sono ancora molto limitati a livello di casistica, ma i progressi fatti in questo campo sembrano promettenti.

  • -Proprietà energizzanti; noto per i suoi effetti calmanti, il CBD offre anche proprietà energizzanti. Grazie alla sua capacità di rafforzare le cellule del corpo umano, contribuendo alla loro corretta rigenerazione. È anche un ottimo antiossidante, secondo uno studio del 2008, addirittura migliore delle vitamine C e E.
  • La cannabis terapeutica contiene sia THC che CBD in alte percentuali. Il valore terapeutico della pianta sembra collegato al modo in cui funziona il nostro cervello. L’organismo umano possiede già un sistema endocannabinoide, formato da recettori che si aprono e si chiudono. Regolando lo stato psicologico, il sistema immunitario e molto altro. Quando i recettori rimangono chiusi per un “malfunzionamento” legato a una patologia, si possono usare i cannabinoidi delle piante per regolare i segnali nervosi. E restaurare l’equilibrio distorto dalla malattia.

    La cannabis terapeutica può essere utilizzata per il trattamento del «dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla. Oltre che a lesioni del midollo spinale. Alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV. Come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa. L’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette. Come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015.


    Come si acquista?

    La cannabis light, dopo essere stata legalizzata con la legge 242/2016, può essere commercializzata liberamente. Dalla legalizzazione nel 2018, in tutte le città d'Italia hanno aperto i battenti negozi dedicati al commercio di infiorescenze di canapa light, i cosiddetti grow shop. Che vendono anche altri prodotti derivati. La canapa legale è venduta anche in alcuni tabaccherie e in alcuni bar. Si tratta di canapa coltivata in Italia e inserita nel Catalogo ufficiale della Comunità europea. Contiene 67 genetiche legali di cannabis light. Otto di queste sono italiane, e sono le uniche a poter essere coltivate nel territorio nazionale. Dal momento che la legge 242/2016 vieta l'importazione e l'ibridazione delle piante di marijuana light.

    La cannabis terapeutica invece può essere acquistata nei dispensari autorizzati, solo dietro prescrizione medica. Sennò viene considera sostanza stupefacente. Come già previsto dal Testo Unico sulle droghe 309 del 1990, la sostanza può essere coltivata. Ma solo con autorizzazione di un organismo nazionale ad hoc.

    Dal 2007 è possibile importare farmaci contenenti cannabis terapeutica come Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedrolite, Bedica e Sativex. In seguito ad una intesa tra la Ministra della salute e quello della Difesa del settembre 2014, le infiorescenze per le preparazioni galeniche possono essere prodotte nello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

    Dove, dopo una fase sperimentale di un paio d’anni, si coltiva una genetica di cannabis denominata FM2. Il Ministero della Salute sottolinea che, non avendo tali preparazioni a base di cannabis indicazioni terapeutiche autorizzate. «Il medico deve ottenere il consenso del paziente al trattamento e specificare nella ricetta le esigenze particolari che giustificano il ricorso alla prescrizione estemporanea. Nella ricetta il medico scrive, senza riportare le generalità del paziente. Un riferimento di collegamento a dati d’archivio in proprio possesso. Che consenta, in caso di richiesta da parte dell’autorità sanitaria, di risalire all’identità del paziente trattato».



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