Se uso Cannabis influisce sul mio umore?

Se uso Cannabis influisce sul mio umore?

La cannabis è un argomento divisivo e – da sempre – vede fan e detrattori fronteggiarsi in gruppi nutriti e compatti. Ciascuna fazione ha le sue ragioni, più o meno valide, ma spesso si parla di cannabis come di una sostanza pericolosa a livelli poco credibili.

Di certo le reazioni alle sostanze stupefacenti sono sempre molto personali e dipendono da tanti fattori. Persone simili per abitudini e corporatura reagiscono alla cannabis in modi e forme differenti, manifestando reazioni a volte estreme in un senso o nell'altro. C'è chi dopo due tiri è completamente KO e chi invece non dimostra alcun segno di cedimento.

Insomma, l'unico consiglio è provare, andarci piano e ascoltare il proprio corpo. Ci sono molti studi che hanno cercato di isolare gli effetti dell'erba su campioni più o meno grandi di persone, con l'obiettivo di creare una “lista” di sintomi e patologie che possono essere legate a vario titolo all'assunzione di marijuana. Di certo la cannabis incide sull'umore di chi la assume, proprio perché va a modificare – in maniera circoscritta e temporanea – la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo esterno. Con la conseguenza di farci percepire le cose non esattamente per come sono.


I principi attivi della cannabis: il THC

Il THC, o delta-9-tetraidrocannabinolo, è uno dei principi attivi più presenti nella pianta di cannabis. È una sostanza psicogena prodotta dai fiori della pianta di marijuana, che ha moltissimi effetti sull'organismo umano e, nelle giuste dosi e modalità, la sua assunzione può portare risultati positivi. Il THC altera la coscienza e lo stato mentale di chi lo assume. L'effetto però dipende fortemente dalla quantità e dallo stato psicofisico di chi lo consuma. Una dose minima porterà ad un breve e non troppo intenso stato di euforia associato ad un ampliamento delle percezioni emozionali. Mentre l'assunzione di THC in dosi elevate può avere spiacevoli effetti sull’umore, che possono tradursi in depressione o aggressività.

Le alterazioni, in senso positivo e negativo sul nostro organismo, si verificano grazie alla presenza dei recettori cannabinoidi CB1 e CB2, presenti nel sistema endocannabinoide del corpo umano. Il nostro corpo, infatti, è capace di produrre i cannabinoidi in maniera endogena e il THC, legandosi ai propri recettori, stimola il rilascio di dopamina da parte di alcune regioni del nostro cervello. Soprattutto a livello dell'ipotalamo. La dopamina è un neurotrasmettitore che agisce modulando il comportamento individuale, l’umore, il ritmo sonno-veglia, l’attenzione, la memoria, il movimento volontario e tantissimo altro ancora. Il legame del THC con i suoi recettori e la conseguente produzione di dopamina stimolano sensazioni di piacere, concentrazione, sollievo dal dolore e appetito.


I principi attivi della cannabis: il CBD

Il CBD, o cannabinolo, è un cannabinoide non psicoattivo, che regola e stabilizza gli effetti del THC. Ha moltissime proprietà, tanto da essersi rivelato un toccasana per il corpo umano. Ha un effetto rilassante, analgesico e antinfiammatorio, favorisce il rilassamento muscolare i concilia il sonno, migliorando la qualità del riposo. I suoi usi officinali superano quelli di qualsiasi altro cannabinoide noto. Da quando è commercializzabile grazie alla legge 242/2016 che permette la vendita di cannabis light – è diventato una superstar. È ritenuto molto utile anche nella cura di diabete, alcolismo, sindrome da stress post traumatico - PTSD, schizofrenia, artrite reumatoide, epilessia, patologie cardiovascolari. Ha effetti antipsicotici e ansiolitici, che lo rendono del tutto complementare al THC.

Il CBD assume una funzione molto significativa nel rapporto con i recettori CB2, che si trovano nel sistema immunitario, in organi come timo, milza e tonsille. Regola il sistema immunitario e la risposta dell'infiammazione intestinale, impedendo l'eliminazione dei cannabinoidi naturali, e si lega ad alcuni recettori responsabili della salute fisica e mentale. Anche i recettori CB2 sono localizzati nel cervello, ma non nella stessa misura dei CB1.

Quando THC e CBD si combinano, i loro effetti mutano, dando vita al cosiddetto effetto entourage: le due sostanze, THC e CBD, esaltano le qualità positive l'una dell'altra. Ad esempio, il THC puro può causare ansia, ma quando è mescolato con il CBD ha un effetto molto più blando. Favorendo una positiva e generale sensazione di rilassamento.


CBD, ansia e stress

L'ansia è la malattia del secolo. In Italia riguarda più di 8 milioni di persone, e almeno la metà di queste soffrono anche di depressione o di insonnia. È la risposta naturale del corpo al pericolo e allo stress. Ma – se la si sperimenta per lunghi periodi – può diventare patologica e cronica e incidere notevolmente sulla qualità della vita.

Il sistema medico più utilizzato per far fronte ai disturbi d'ansia è l’assunzione farmaci ansiolitici. Che, oltre ad essere molto costosi, hanno anche pesanti effetti collaterali e possono innescare una vera e propria dipendenza.

Il CBD è un'ottima arma contro l'ansia e lo stress. Nel 2016 i ricercatori del National Institutes of Health - University of Utah, in collaborazione con l’Università della California, hanno condotto uno studio, somministrando ai topi una sostanza chimica che simula il CBD. Quando i ricercatori hanno bloccato i recettori della serotonina nelle cavie, hanno rilevato che gli effetti del CBD non erano più evidenti. Questo risultato suggerisce che esiste effettivamente una relazione tra i cannabinoidi e il sistema serotoninico.

Confrontando i livelli di ansia di 50 individui che fumavano regolarmente cannabis e di 50 che non fumavano affatto, è stato scoperto che i pazienti che fumavano marijuana sperimentavano livelli molto più bassi di ansia rispetto a quelli che non lo facevano. Anche se il dosaggio e il meccanismo di consumo richiedono una maggiore ricerca, lo studio ha concluso che il CBD risulta essere un trattamento efficace per questa condizione psicologica.

Per arrivare alla produzione di farmaci che integrino ansiolitici tradizionali e cannabinoidi bisognerà attendere che la ricerca ottenga dati più certi. Continuando a sperimentare gli effetti del CBD sugli esseri umani.



CBD e sonno

Il CBD si è rivelato un prezioso alleato anche per combattere l'insonnia: riducendo lo stress e favorendo il rilassamento muscolare. Il cannabidiolo ha un grande potere contro i problemi di sonno. È un rimedio naturale che costituisce una potenziale alternativa alle cure tradizionali.

I fattori che possono influenzare la quantità e la qualità del sonno sono moltissimi e di varia natura. Talvolta l'origine dell'insonnia può essere imputabile ad una sola causa, altre volte deriva da molteplici fattori esterni, che contribuiscono all'insorgenza del disturbo.

I meccanismi del sonno sono sensibili all'influenza di tensioni emotive e preoccupazioni, che impediscono di rilassarsi e di godere del ristoro del sonno.

Il sonno è un bisogno primario ed è fondamentale per la nostra salute e benessere. I problemi di sonno costituiscono una classe di disturbi "epidemici" che minaccia la salute e la qualità della vita e interessa fino al 45% della popolazione mondiale. Direttamente o indirettamente, un sonno disturbato può avere un effetto negativo sulla vita familiare e le relazioni. Influenzando l'umore della persona, le sue attività quotidiane e le interazioni sociali.


Cannabis, memoria e PTSD

Comunemente identificato con la sigla PTSD, il post traumatic stress disorder è il disturbo con cui in psichiatria si fa riferimento a una serie di sintomi provocati da uno shock. Spesso la chiave nella gestione del PTSD è la memoria: chi ha subito un evento traumatico spesso lo rivive attraverso ricordi, immagini, percezioni e flashback.

Nei soggetti portatori di PTSD è stato accertato un livello più basso di anandamide, un endocannabinoide legato alla gestione e alla produzione di dopamina. Uno degli aspetti centrali del PTSD è perciò la componente deficitaria di endocannabinoidi: gli scienzati hanno stabilito che il segnale dei recettori CB-1, in condizioni normali, disattiva memorie traumatiche e permette di dimenticare. Il segnale alterato dei recettori CB-1, causato dal deficit di endocannabinoidi, risulta correlato al consolidamento di memorie avverse, alla diminuzione dell’estinzione della paura e all’ansia. Il THC sembra essere di enorme aiuto per aumentare i livelli di anandamide nell’organismo. Si ritiene però che sia preferibile associarlo al CBD che ne regola gli effetti collaterali, soprattutto quelli legati ad ansia e paranoia.

Nel 2007 il New Mexico è stato il primo paese a legalizzare per la cannabis terapeutica. Ed è stato anche il primo paese che ha riconosciuto il PSTD tra le patologie per le quali si può accedere ai programmi di somministrazione di cannabis terapeutica. Con il programma “Freedom to chooose”.

I ricercatori sono convinti che la cannabis terapeutica sia utile a combattere il pesante stress che accompagna il ritorno dalla guerra, favorendo il reinserimento nella vita quotidiana.  «Quando sono tornato a casa dall’Afghanistan mi è stato diagnosticato con PTSD. Ho lavorato con il mio medico e ho provato molti farmaci da prescrizione. Prendendo manciate di pillole ogni giorno, ognuno con diversi effetti collaterali molto pesanti, dei quali ho ancora oggi alcuni sintomi». Ha raccontato Michael Innis, che si è aggiudicato una medaglia per essersi distinto in un’imboscata. «La cannabis non era certo la mia prima scelta, ma, e lo posso dire perché l’ho provata, è un farmaco che su di me funziona bene. Mi ha permesso di trovare un lavoro e iniziare una nuova vita».

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