Cucinare con il CBD: come e perché

Cucinare con il CBD: come e perché

Fino a poco tempo fa le parole “cannabis” e “cucina” non sarebbero mai state nella stessa frase. Quello che è accaduto negli ultimi anni è stato l'inizio di una grande rivoluzione.

Gli studi e la diffusione di informazioni sulle proprietà della cannabis, sulle origini e sul suo utilizzo hanno scoperchiato un vaso di Pandora su una delle sostanze più controverse della storia. La dichiarazione di illegalità della canapa ha privato moltissimi settori degli enormi vantaggi che essa poteva dare. Oltre ad aver impedito di godere di una pianta che ha moltissime proprietà benefiche.

Oggi, tuttavia, la canapa in cucina è una realtà sempre più diffusa, che consente di ampliare il proprio repertorio culinario. Non solo come ingrediente sostitutivo ma come vero e proprio protagonista dei piatti. I piatti a base di Cannabis possono essere tranquillamente nella propria dieta perché favoriscono l’apporto proteico in aggiunta a carne e pesce. Addirittura alcuni cannabinboidi importanti presenti nella marijuana, usati a scopo medico, possono aiutare a prevenire malattie cardiovascolari e intestinali.

Di sicuro ci vorrà del tempo per abituarsi al colore verde intenso che dona ai piatti. Ma basterà assaggiare e constatare gli effetti positivi per non poterne più fare a meno.


La cannabis light : cos'è?

Quando si parla di preparati alimentari a base di cannabis, ovviamente si fa riferimento alla cannabis light. Cannabis sativa a bassissimo contenuto di THC (< 0,2%), senza effetti psicoattivi e con quantità variabili di CBD, che è il responsabile degli effetti rilassanti e benefici della marijuana.

In Italia la marijuana light è legale grazie alla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa. Per comprendere meglio il tema è decisivo il passaggio iniziale all’articolo 1. Si parla della canapa come di una “coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”.

Oltre alla vendita di infiorescenze di cannabis light, la legge 242/2016 ha aperto la strada a un business a tutto tondo. Dalla canapa si producono olio e farina, si vendono i semi e moltissimi preparati alimentari ottenuti a partire da queste materie prime.


Le proprietà del CBD


I frutti della canapa, a prima vista, appaiono come una piccola noce ricoperta di uno strato sottile, lucido e duro. Ricchi di sostanze nutrienti, sono marroni o neri e talvolta anche di color verde-grigio e il loro diametro varia, in media, dai 3 ai 4 mm. I semi di canapa contengono tra il 28% e il 35% di sostanza grassa. Dal 30% al 35% di carboidrati e dal 20% al 24% di proteine. Oltre ad elevate percentuali di vitamina B (più di altri alimenti di origine vegetale), di vitamina E, di calcio, magnesio, e di ferro.

I semi di canapa sono un prodotto davvero “stupefacente”. Contengono tutti gli otto aminoacidi essenziali che l’organismo non può sintetizzare autonomamente, e questo li rende altamente proteici e consigliati per una dieta sana ed equilibrata. Non è finita qui: sono degni di nota anche l’apporto vitaminico e la presenza di sali minerali (calcio, magnesio, potassio). Inoltre la canapa ha un altissimo valore nutrizionale, adatto a coloro che seguono una dieta altamente proteica, come atleti e sportivi. Ma anche per coloro che vorrebbero compensare la mancanza di proteine animali per la scelta di specifici regimi alimentari, come i vegani e i crudisti.

La presenza di grassi polinsaturi, inoltre, rende la canapa un’ottima alleata contro malattie cardiovascolari (il rapporto Omega 3 e Omega 6 è quello perfetto di 5:1). Arteriosclerosi, eczemi, acne e le malattie del sistema respiratorio.


Il CBD in cucina

Il CBD è liposolubile, perciò risulta estremamente semplice da aggiungere in una grande varietà di ricette in cui sono richiesti ingredienti grassi, come burro o olio di cocco. Il cannabinoide può essere aggiunto ai piatti salati sotto forma di condimento, salsa e marinature. Ma può essere anche usato per arricchire i dolci, come i brownie, le torte e persino le bevande, come affogati al caffè e cocktail.

Per i consumatori di cannabis, indipendentemente dall'uso che si decide di farne, ci sono alcune linee guida da seguire per evitare di sprecare parte di questo prezioso ingrediente.

Secondo un diffuso malinteso, la cannabis cruda è psicoattiva. I cannabinoidi della marijuana “fresca” non sono presenti nella loro forma attiva. Sia il THC che il CBD contenuti nella cannabis sono presenti nella loro forma acida, ovvero come THCA e CBDA. Per convertire entrambe queste molecole in THC e CBD è necessario un processo chiamato decarbossilazione.

Questo processo consiste nel riscaldare la cannabis ad una certa temperatura al fine di rimuovere un gruppo carbossile dalla molecola. Pertanto, cospargere una cima di marijuana fresca sopra un'insalata o mescolarla in una bevanda non farà altro che apportare una quantità di CBDA al consumatore. Quando invece l'obiettivo è assumere il CBD.

Il problema non si pone per la maggior parte dei fumatori di cannabis, dal momento che la combustione attiva automaticamente il processo di decarbossilazione. La temperatura di alcuni piatti caldi può essere sufficiente per decarbossilare le infiorescenze crude.

Ma è sempre meglio eseguire la procedura in maniera corretta prima di utilizzare la cannabis in cucina, per essere sicuri di aver attivato correttamente tutti i cannabinoidi. Per farlo, è sufficiente macinare le infiorescenze crude, posizionarle su una teglia o su un foglio di carta da forno e cuocere in forno a 110–120° per un'ora.


Digestione e CBD

La salute dell’intestino è importante, e la cannabis si è dimostrata un grande alleato anche in questo caso. Sono moltissimi gli alimenti che bisogna assumere per avere una corretta funzione intestinale. E per ridurre altri problemi, se presenti ma, anche in questo caso, il CBD gioca un ruolo importantissimo fin dall'antichità.

Gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista Cannabis and Cannabinoid Research sottolineano che il sistema endocannabinoide partecipa significativamente alla normale fisiologia delle funzioni gastrointestinali. Manifestando un coinvolgimento in motilità, assunzione dei grassi tramite l’interazione intestino-cervello e manifestazione della sensazione di fame, infiammazione e permeabilità intestinale. Il sistema endocannabinoide è composto da recettori cellulari presenti in tutto l’organismo in aree come il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso periferico e il sistema immunitario.

Finora sono stati individuati due recettori principali, ovvero CB1 e CB2, presenti anche sulle cellule dell’intestino e dell’apparato digerente. Un funzionamento irregolare di questo sistema può giocare un ruolo determinante in alcune patologie intestinali, come disturbi infiammatori dell’intestino, intestino irritabile e perfino obesità.

I cannabinoidi vengono spesso utilizzati a scopo terapeutico proprio per la loro capacità di andare a colpire questi recettori coinvolgendo il sistema endocannabinoide. Si tratta di componenti in grado di legarsi o di influenzare i recettori grazie alla loro somiglianza molecolare con i cannabinoidi endogeni, fenomeno conosciuto come biomimetismo. È risaputo che il THC si lega direttamente ai recettori CB1, mentre il CBD ha un effetto indiretto sia sui recettori CB1 sia sui CB2.


L'olio di CBD

I benefici dell’olio di cannabis sono moltissimi e derivano in gran parte dalle proprietà della pianta dalla quale è estratto. È ricco di acidi grassi polinsaturi e contiene omega 6 e omega 3. Per questo motivo l’olio di canapa è consigliato per riequilibrare l’apporto di acidi grassi essenziali nella nostra alimentazione. Con particolare riferimento all’apporto di omega 3.

Un modo semplice e funzionale per utilizzare l'olio di CBD è adoperarlo per preparare il burro. Il burro ha finalmente guadagnato la reputazione di alimento sano, dopo essere stato ritenuto il killer della linea per molti anni, e può essere usato per la preparazione di molte altre pietanze. L’olio di CBD può essere aggiunto a questo grasso, ed è uno dei modi per aumentare i benefici.

Il procedimento è molto semplice. Bisogna spezzettare il burro in una casseruola, aggiungere l’olio di CBD e circa 1 litro di acqua. Dopo bisogna far cuocere a fuoco basso per circa un paio di ore. Mescolando di tanto in tanto. Quando l'acqua sarà evaporata bisogna trasferire il composto in un recipiente e lasciare raffreddare.

Il burro al CBD può essere conservato in frigorifero e utilizzato per la preparazione di dolci e biscotti. Per condire piatti di carne o verdura o per ungere una fetta di pane tostato come merenda.

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